Il Consiglio dei ministri n. 159 del 5 febbraio 2026 ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo di attuazione della direttiva (UE) 2023/970 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 maggio 2023, volta a rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza retributiva e i relativi meccanismi di applicazione.

Le disposizioni saranno applicabili a favore dei lavoratori subordinati dei settori pubblico e privato, sia a tempo determinato sia a tempo indeterminato.

Finalità del provvedimento

Il decreto legislativo, che dovrà essere definitivamente approvato entro il prossimo 7 giugno 2026, ha l’obiettivo di rafforzare la trasparenza dei livelli retributivi. Il fine è quello di contrastare le disparità salariali ingiustificate, con particolare riguardo a quelle determinate dal genere maschile o femminile.

A tal fine, il decreto chiarisce le nozioni di “stesso lavoro” e di “lavoro di pari valore” e individua i presupposti sulla base dei quali lavoratori e lavoratrici possono essere comparati ai fini della parità retributiva.

Un ruolo di particolare rilevanza sarà attribuito alla contrattazione collettiva, quale riferimento unitario per la classificazione delle mansioni e dei trattamenti economici. I contratti collettivi dovranno assicurare criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere.

Le novità attese

Il comunicato del Consiglio dei ministri anticipa alcuni tratti salienti del provvedimento.

Viene innanzitutto sottolineato che le misure di trasparenza retributiva riguarderanno tutto il ciclo lavorativo, dalla fase di accesso al lavoro fino al suo successivo svolgimento.

Per quanto riguarda le candidature, il datore di lavoro avrà l’obbligo di specificare negli annunci la retribuzione iniziale o la fascia retributiva prevista. Vigerà il divieto di basare le offerte sulla storia salariale, che non potrà essere richiesta in fase di selezione.

Ai lavoratori già in servizio sarà riconosciuto un diritto di informazione di natura individuale, esercitabile anche in presenza di un sospetto di discriminazione, che consentirà di conoscere il proprio livello retributivo e i livelli retributivi medi altrui, relativi alle categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore. I datori di lavoro potranno rendere disponibili tali informazioni anche in via proattiva, attraverso la rete intranet o le aree riservate dei siti aziendali.

I sistemi di determinazione e classificazione delle retribuzioni dovranno essere fondati su criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere, basati sulle competenze, sull’impegno, sulle responsabilità e sulle condizioni di lavoro.

In caso di uno scostamento retributivo del 5% tra uomini e donne non adeguatamente giustificato, è previsto un obbligo di motivazione a carico del datore di lavoro e il coinvolgimento delle parti sociali, dell’Ispettorato nazionale del lavoro e degli organismi di parità per individuare le misure idonee ad eliminare tale divario.

I prossimi passi

Il decreto passerà ora alle commissioni parlamentari affinché esprimano il loro parere, non vincolante. Entro il 7 giugno 2026 il Governo dovrà poi varare il provvedimento definitivo.