Workaholism: ammalarsi di lavoro
A cura della redazione
L’INAIL ha diffuso una pubblicazione per far comprendere meglio il fenomeno del c.d. workaholism e individuare adeguate strategie di prevenzione con l’obiettivo di promuovere una cultura del lavoro sostenibile e attenta al benessere dei lavoratori.
Il workaholism è una forma di dipendenza comportamentale sempre più diffusa, a causa della combinazione di profonde trasformazioni tecnologiche, culturali e organizzative.
Più precisamente con il termine workaholism si indica il bisogno incontrollabile di lavorare incessantemente.
Il fenomeno è stato associato a dinamiche simili a quelle delle dipendenze: ossessività, compulsività, impulsività, perdita di controllo e, in alcuni casi, veri e propri sintomi di astinenza quando si è lontani dal lavoro.
Inizialmente il workaholism veniva identificato sulla base del numero di ore lavorate (oltre le 50 settimanali) ma nel tempo questa visione è stata superata. La dipendenza da lavoro può manifestarsi anche in presenza di un orario regolare, poiché ciò che conta non è solo la quantità di tempo dedicato all’attività lavorativa, bensì la qualità del rapporto psicologico con essa.
Infatti, è stato evidenziato che vantaggi secondari come la carriera, il riconoscimento e la gratificazione personale, possono contribuire a stabilizzare nel tempo questo comportamento, rendendolo una “dipendenza ben vestita”, spesso scambiata per dedizione e successo.
I fattori di rischio possono essere distinti in tre macroaree: organizzativi, individuali e sociali. Sul piano organizzativo incidono una cultura aziendale orientata esclusivamente alla performance, stili di leadership disfunzionali e l’assenza di azioni efficaci di conciliazione vita-lavoro. A livello individuale, entrano in gioco tratti di personalità predisponenti, forte motivazione, schemi cognitivi rigidi e bisogno di approvazione. Infine, tra i fattori sociali, pesano l’innovazione tecnologica (che favorisce l’iperconnessione continua) e la crescente precarietà del mercato del lavoro, che può alimentare l’ansia di dover dimostrare costantemente il proprio valore.
Secondo l’INAIL, sul piano organizzativo è fondamentale individuare precocemente i segnali di rischio e adottare misure coerenti con il d.lgs. 81/2008: ridurre la competitività disfunzionale, garantire carichi di lavoro sostenibili, tutelare il diritto alla disconnessione e promuovere il work-life balance.
A livello individuale, occorre investire in formazione e informazione sui rischi del workaholism, fornire strumenti di gestione dello stress e potenziare competenze come problem solving e assertività.
Distinguere tra impegno sano e dipendenza da lavoro è infatti necessario per promuovere una cultura organizzativa realmente sostenibile, capace di coniugare produttività e tutela della salute.
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