Bilancio 2026: no all’anticipo col Fondo pensioni
A cura della redazione
Per i contributivi puri salta la possibilità di andare in pensione anticipata a 64 anni grazie all’apporto seppure virtuale della rendita accumulata nel Fondo pensione.
E' stata infatti soppressa la norma della precedente legge di bilancio e che avrebbe permesso di sommare all’importo della pensione maturata, la rendita mensile figurativa del capitale accumulato presso un Fondo di previdenza complementare.
Il comma 195 dell’art. 1 della manovra sopprime il comma 7 bis dell’art. 24 della legge Fornero del 2011 che aveva previsto, solo un anno fa, la possibilità di integrare, seppure in modo virtuale, l’importo soglia minimo di pensione richiesto per accedere alla pensione di vecchiaia e a quella anticipata (oltre al requisito anagrafico e contributivo), con quanto maturato mensilmente a titolo di rendita del montante accumulato presso il Fondo pensione.
Questa disposizione, prevista dalla precedente legge di bilancio (207/2024) e mai attuata dal previsto decreto interministeriale, non farà altro che procrastinare per parecchi assicurati la data della pensione e non consentirà a chi potrebbe anticiparla a 64 anni e con almeno 20 anni di contribuzione, di perfezionare l’importo soglia lordo che in quest’ultimo caso è parecchio elevato, andando (valori 2026) da un minimo di 1.409,25 euro mensili per le donne con almeno due figli, a 1.517,66 euro mensili per le donne con un figlio, fino a 1.626,06 per tutti gli altri. Misure che per la maggior parte sono difficili da raggiungere coi soli contributi versati durante la vita lavorativa, richiedendo la maturazione di un montante contributivo anche se rivalutato, difficilmente raggiungibile in presenza di retribuzioni medio basse. Certo non tutti avrebbero potuto trarne beneficio perché non tutti sono iscritti ad una forma di previdenza complementare ma il meccanismo poteva essere una “chiave” in grado di incentivare l’adesione al secondo pilastro privato della previdenza e creare così una sinergia col primo pilatro della previdenza pubblica. Un risultato che sarebbe stato a costo zero per le casse pubbliche, perché la rendita in più sarebbe stata a carico del Fondo pensione ma che avrebbe permesso a parecchi assicurati di pensionarsi in anticipo, cosa che in questa fase il Governo non intende evidentemente favorire.
Con questa abrogazione viene meno anche l’incremento da 20 a 25 anni dell’anzianità contributiva minima che sarebbe scattata già dal 2025 in caso di scelta di avvalersi dell’apporto della rendita del Fondo pensione.
Per i contributivi puri resta quindi fermo il minimo di contribuzione richiesto di 20 anni che saliranno a 20 anni e 1 mese dal 2027 e a 20 anni e 3 mesi dal 2028, dato che già con la precedente legge di bilancio 207/2024, è stato previsto per isoli contributivi, l’aggancio alla speranza di vita.
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