Carenza di personale e sicurezza sul lavoro: i rischi organizzativi secondo EU-OSHA
A cura della redazione
EU-OSHA ha pubblicato un documento dedicato all’aumento delle carenze di manodopera in Europa e alle relative implicazioni per la salute e sicurezza sul lavoro, evidenziando come organici insufficienti, turnover, invecchiamento della forza lavoro e difficoltà di reclutamento possano aggravare rischi fisici, ergonomici e psicosociali.
Di cosa tratta:
Il documento analizza il fenomeno della carenza di manodopera nell’Unione europea, evidenziando come si tratti di un problema strutturale che interessa diversi Paesi, settori e profili professionali. Secondo EU-OSHA, dopo la pandemia le difficoltà di reperimento del personale sono rapidamente riemerse e, in molti comparti, sono tornate su livelli analoghi o superiori a quelli precedenti al COVID-19. Il fenomeno riguarda sia la mancanza quantitativa di lavoratori disponibili, sia il disallineamento qualitativo tra competenze richieste e competenze effettivamente presenti sul mercato del lavoro.
La questione viene letta anche in chiave di salute e sicurezza sul lavoro. La carenza di personale, infatti, può determinare un aumento dei carichi di lavoro per chi resta in servizio, una maggiore intensità dei ritmi, turni più lunghi, pause ridotte o saltate e una più elevata pressione a mantenere gli stessi livelli produttivi con meno risorse. Questo scenario può incidere direttamente sul rischio di affaticamento, burnout, errori operativi, infortuni e malattie lavoro-correlate. Il tema è particolarmente rilevante nei settori in cui il volume di attività non si riduce automaticamente al diminuire degli organici, come sanità, assistenza, istruzione, costruzioni e manifattura.
Il documento richiama anche i principali fattori che alimentano il fenomeno: l’invecchiamento della popolazione attiva, la transizione verde, la digitalizzazione, l’automazione e l’intelligenza artificiale. In particolare, la transizione ecologica può aumentare la domanda di competenze in edilizia, efficientamento energetico, energie rinnovabili, gestione dei rifiuti ed economia circolare, cioè ambiti già esposti a carenze di personale qualificato. Parallelamente, la digitalizzazione accresce la domanda di profili tecnici e specialistici, creando nuove pressioni sul mercato del lavoro.
Un passaggio centrale riguarda il rapporto tra condizioni di lavoro e capacità di attrarre o trattenere personale. EU-OSHA sottolinea che le occupazioni percepite come pericolose, usuranti, poco sicure o di bassa qualità possono diventare meno attrattive, contribuendo esse stesse alla carenza di lavoratori.
Indicazioni operative:
Dal punto di vista SSL, la carenza di personale deve essere considerata anche come possibile fattore di rischio da valutare e gestire, perché può incidere su organizzazione del lavoro, formazione, vigilanza, manutenzione, rispetto delle procedure e gestione delle emergenze. In termini operativi, può essere opportuno:
- verificare se la riduzione degli organici o l’elevato turnover incidono sui carichi di lavoro, sui turni, sulle pause e sui tempi di recupero;
- valutare se lavoratori nuovi, temporanei o ricollocati su mansioni diverse ricevono informazione, formazione, addestramento e affiancamento adeguati;
- monitorare straordinari, assenze, near miss, infortuni, segnalazioni e mancati controlli come indicatori di possibile sovraccarico organizzativo;
- evitare che la pressione produttiva porti a saltare controlli di sicurezza, manutenzioni, uso dei DPI o procedure operative;
- rafforzare il presidio sui rischi psicosociali, soprattutto in settori con turni irregolari, lavoro notturno, contatto con utenti difficili o attività ad alta intensità emotiva;
- aggiornare la valutazione dei rischi quando le modifiche organizzative incidono in modo stabile su mansioni, ritmi, turnazioni, competenze disponibili o composizione della forza lavoro.
Particolare attenzione va posta ai lavoratori inesperti, giovani, migranti, temporanei o provenienti da percorsi di riqualificazione. L’inserimento rapido di nuove risorse, se non accompagnato da formazione e supervisione adeguate, può aumentare il rischio di errori, comportamenti non sicuri e infortuni. EU-OSHA evidenzia infatti che, in contesti di carenza di personale, può crescere la tendenza ad assegnare compiti non familiari o non sufficientemente conosciuti, con conseguenze sia sul piano della sicurezza sia su quello della qualità del lavoro.
Conclusioni:
Il documento EU-OSHA sposta il tema della carenza di manodopera da una lettura puramente economica a una lettura organizzativa e preventiva. La mancanza di personale non produce solo difficoltà produttive, ma può aumentare carichi, ritmi, stress, errori e probabilità di infortuni.
Per le organizzazioni, il messaggio principale è che la prevenzione deve entrare nelle strategie di gestione della forza lavoro. Ambienti più sicuri, sostenibili e ben organizzati favoriscono la permanenza dei lavoratori, riducono assenze e turnover e rendono le mansioni più attrattive. In un mercato del lavoro sempre più esposto a carenze strutturali, la salute e sicurezza sul lavoro diventa quindi anche uno strumento di continuità operativa e competitività.
Per maggiori approfondimenti si allega il documento integrale in lingua inglese.
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