L’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA) pubblica le evidenze degli più recenti studi sulla correlazione fra inquinamento atmosferica, acustico e chimico e disturbi mentali, quali depressione e ansia.  

Cosa tratta:

L’AEA ha raccolto una serie di studi che evidenziano correlazioni significative tra inquinamento e salute mentale. Depressione, ansia, sintomi psicotici o il peggioramento dei sintomi di disturbi già presenti sembrano quindi legati all’esposizione, anche in fasi critiche della crescita, a:

  1. inquinamento dell’aria, dovuto soprattutto a particolato e biossido di azoto;
  2. rumore, in particolare di traffico stradale e aereo;
  3. sostanze chimiche, soprattutto metalli pesanti.

Inquinamento atmosferico

Dagli studi, risulta che l’esposizione prolungata ad inquinanti atmosferici in fasi critiche dello sviluppo cerebrale (in utero e fino alla prima adolescenza, può influenzarne la funzionalità.

L’analisi epidemiologica associa una maggiore incidenza della depressione quando vi è un’esposizione prolungata: i dati sono più evidenti quando parliamo di PM2.5 e NO2.

Non solo: durante fasi di picco dell’inquinamento, i sintomi di depressione e schizofrenia sembrano peggiorare.

Inquinamento acustico

L’inquinamento acustico in Europa è per la maggioranza della popolazione esposta dovuto al traffico stradale, aereo e ferroviario. Al rumore gli studi associano un aumento del rischio di depressione e ansia. All’aumentare del livello di rumore, aumentano anche i tassi di suicidio.

Ricordiamo che l’inquinamento acustico determina un aumento dei disturbi del sonno e dello stress cronico, prima di disturbi mentali più gravi, che possono derivare anche in problemi cardiovascolari.

Esposizione a sostanze chimiche

Gli agenti che sembrano contribuire maggiormente ai disturbi mentali sono:

  • metalli pesanti, soprattutto piombo;
  • fumo passivo;
  • interferenti endocrini, come pftalati e bisfenolo A;
  • pesticidi.

Gli studi evidenziano effetti rilevanti legati all’esposizione in tenera età o durante lo sviluppo del feto.

Possibili soluzioni

Anzitutto, è necessario insistere sul rispetto della normativa ambientale europea e nazionale, finalizzate a ridurre l’impatto dell’inquinamento atmosferico, acustico e legato alla dispersione di sostanze chimiche, e spingere per il raggiungimento degli obiettivi di riduzione dell’inquinamento.

Alcuni studi mostrano poi come svolgere attività all’aperto, nella natura, riduca sensibilmente lo stress e i sintomi di depressione e ansia, migliorando l’umore. Bisogna quindi anche puntare ad incrementare le aree verdi, soprattutto in ambienti fortemente urbanizzati dove le forme di inquinamento più impattanti raggiungono livelli più elevati. Anche le imprese con spazi esterni possono contribuire a migliorare i parametri ambientali e il benessere dei lavoratori, creando degli spazi verdi fruibili. Aumentando le superfici verdi, viene mitigato anche il surriscaldamento, altro effetto di inquinamento e urbanizzazione non gestita.

Conclusioni

Le evidenze scientifiche attuali indicano un chiaro legame tra esposizione a diversi tipi di inquinamento e impatti sulla salute mentale. Sebbene la causalità necessiti di ulteriori conferme, la correlazione è solida e coerente. Ridurre l’esposizione agli inquinanti atmosferici, al rumore e alle sostanze chimiche può contribuire in modo significativo alla prevenzione dei disturbi mentali. Tali risultati rafforzano l’importanza dell’attuazione integrale della normativa ambientale europea e di strategie preventive basate sulla creazione di ambienti più sani e sulla promozione di spazi verdi.

COSA DICE LA LEGGE

Nel quadro normativo europeo di contrasto all’inquinamento, fra i riferimenti principali ricordiamo:

  • EU Zero Pollution Action Plan (ZPAP): quadro strategico UE per ridurre inquinamento atmosferico, acustico e chimico con obiettivi al 2030. Le pubblicazioni EEA supportano direttamente questo piano.
  • Direttiva sulla qualità dell’aria (Direttiva 2008/50/CE, in revisione): definisce limiti per PM2.5, PM10, NO₂ e altri inquinanti atmosferici.
  • Direttiva sul rumore ambientale (2002/49/CE): richiede mappature acustiche e piani di azione per ridurre l’esposizione al rumore.
  • Normative REACH e CLP: regolano produzione, uso e classificazione delle sostanze chimiche, comprese quelle con effetti su sviluppo e salute mentale.