Dal 19 maggio 2026 le nuove regole sulla formazione in salute e sicurezza diventano definitive. Un passaggio che cambia approccio, responsabilità e organizzazione aziendale, imponendo una visione più strutturata, continua e integrata nei processi.

COSA TRATTA :
Con la fine del periodo transitorio, la formazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro entra in una nuova fase. Non si tratta semplicemente di un aggiornamento normativo, ma di un vero cambio di paradigma: ciò che prima poteva essere gestito con prassi consolidate e talvolta poco coordinate, oggi richiede rigore, coerenza e soprattutto integrazione nei sistemi organizzativi aziendali.

Il quadro si consolida attorno a un principio chiave: la formazione non è più un adempimento episodico, ma un processo continuo che deve accompagnare l’intero ciclo di vita lavorativo della persona. Per RSPP, HSE Manager e funzioni HR questo significa ripensare completamente la logica con cui si pianificano, monitorano e documentano i percorsi formativi.Una delle novità più rilevanti riguarda l’abbandono definitivo delle vecchie modalità: non è più possibile erogare corsi secondo i precedenti accordi.

Questo comporta un’immediata verifica dei cataloghi formativi interni ed esterni, con la necessità di validare soggetti formatori, contenuti e metodologie. Non è solo un tema di conformità, ma anche di qualità: la formazione deve essere efficace, tracciabile e coerente con i rischi reali presenti in azienda.In questo scenario, assume particolare rilievo il ruolo diretto del datore di lavoro, che può organizzare percorsi formativi per lavoratori, dirigenti e preposti, ma con una responsabilità ancora più stringente: garantire che contenuti, modalità e docenza siano adeguati.

Non basta “fare formazione”, bisogna dimostrarne l’efficacia. Il momento in cui la formazione diventa obbligatoria non cambia nella sostanza, ma viene rafforzato nella forma e nei controlli. Ogni fase chiave della vita lavorativa diventa un punto di attivazione formativa: dall’assunzione al cambio mansione, fino ai periodi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa. Anche le fasi meno considerate, come la cassa integrazione, diventano occasioni preziose per rafforzare competenze e consapevolezza. Ancora più strategico è il legame tra innovazione e formazione. L’introduzione di nuove tecnologie, attrezzature o sostanze non può prescindere da un aggiornamento tempestivo e mirato delle competenze. È qui che si gioca una partita fondamentale per la prevenzione: spesso gli incidenti avvengono proprio nelle fasi di cambiamento, quando il sistema organizzativo non riesce ad accompagnare adeguatamente le persone.Per chi si occupa di sicurezza, questo significa muoversi verso modelli più dinamici e predittivi.

La formazione deve essere progettata partendo dai dati: analisi degli infortuni, quasi incidenti, audit interni, indicatori di rischio. La digitalizzazione dei processi formativi, dalla pianificazione alla tracciabilità, rappresenta un alleato sempre più centrale per governare questa complessità senza appesantire l’organizzazione.

C’è poi un aspetto culturale, spesso sottovalutato ma determinante.

La formazione efficace non si limita a trasferire nozioni, ma costruisce comportamenti. E i comportamenti si modificano nel tempo, con continuità, coinvolgimento e coerenza organizzativa. Questo implica un cambio di linguaggio, di strumenti e di modalità didattiche: meno aula passiva, più esperienza, più partecipazione, più collegamento con la realtà operativa.Il messaggio che emerge è chiaro: la sicurezza non si insegna una volta soltanto, si coltiva ogni giorno. E la formazione diventa il primo strumento per far crescere questa cultura.

COSA DICE LA LEGGE

  • Il datore di lavoro è obbligato a garantire formazione, informazione e addestramento adeguati ai sensi del D.Lgs. 81/2008
  • La formazione deve essere erogata da soggetti qualificati o direttamente dal datore di lavoro nel rispetto dei requisiti previsti
  • È obbligatoria in occasione dell’assunzione, cambio mansione, introduzione di nuove attrezzature o tecnologie e durante sospensioni o riduzioni dell’attività lavorativa
  • Deve essere documentata, tracciabile e periodicamente aggiornata
  • Deve essere coerente con la valutazione dei rischi e con il DVR aziendale

INDICAZIONI OPERATIVE

  1. Per rendere realmente efficace questo passaggio normativo, le aziende devono adottare un approccio pratico e strutturato.
  2. È fondamentale mappare tutti i percorsi formativi esistenti, verificandone coerenza e aggiornamento rispetto ai nuovi requisiti.
  3. Allo stesso tempo, è utile costruire un sistema che colleghi in modo automatico eventi aziendali e obblighi formativi: ogni nuova assunzione, modifica organizzativa o introduzione tecnologica deve attivare un percorso definito, senza lasciare spazio a dimenticanze.
  4. La gestione delle competenze deve diventare dinamica: non basta sapere chi ha fatto un corso, serve capire chi è realmente formato rispetto ai rischi attuali. In questo senso, sistemi digitali di gestione della formazione possono semplificare il monitoraggio, ridurre gli errori e rendere più immediata la pianificazione degli aggiornamenti.
  5. È altrettanto importante coinvolgere i preposti e le linee operative: sono loro il primo presidio della sicurezza quotidiana e devono essere messi nelle condizioni di riconoscere i fabbisogni formativi e segnalarli tempestivamente.

Il 20% che conta (per l’80% dei risultati)
La fine della transizione segna un punto di non ritorno: la formazione non può più essere gestita in modo reattivo. Le aziende che faranno la differenza saranno quelle capaci di collegare formazione, organizzazione e innovazione. Tre elementi chiave fanno l’80% del risultato: sapere quando formare, sapere cosa formare e dimostrare che quella formazione funziona davvero. Tutto il resto è contorno.