Infortuni e malattie professionali al femminile 2026
A cura della redazione
Le differenze di genere nella sicurezza sul lavoro non sono un dettaglio, ma un fattore determinante per comprendere cause, dinamiche e tendenze degli infortuni e delle malattie professionali. Le lavoratrici, concentrate soprattutto nei servizi e nella sanità, presentano rischi specifici legati alla mobilità, alla postura, ai gesti ripetuti e ai carichi di cura. Le malattie osteo-muscolari e i disturbi psichici risultano in crescita, così come gli infortuni in itinere. Una cultura della sicurezza più inclusiva, supportata da strumenti digitali e da un approccio integrato di prevenzione, rappresenta la strada maestra per tutelare davvero tutte e tutti.
Cosa tratta :
Una pubblicazione annuale di INAIL tratta il tema degli infortuni e della malattie professionali delle donne.Nel mondo del lavoro contemporaneo, la sicurezza non è più un tema confinato alle attività industriali o ai reparti produttivi. È diventata una dimensione trasversale che riguarda servizi, mobilità, relazioni, nuove forme di organizzazione e soprattutto le persone, con le loro differenze e vulnerabilità. Le dinamiche di genere, spesso considerate un aspetto marginale, emergono invece con forza nella lettura dei dati sugli infortuni e sulle malattie professionali: non per creare categorie, ma per comprendere meglio come funzionano i rischi e quali strumenti servano per prevenirli davvero.Negli ultimi anni il lavoro femminile ha vissuto cambiamenti profondi, tra crescita dell’occupazione nei servizi, aumento delle professioniste straniere, pressione di un’organizzazione del tempo che rende più complessi gli spostamenti quotidiani. Dentro questi cambiamenti si inserisce una fotografia precisa: le donne si infortunano meno degli uomini, ma con dinamiche differenti. E, soprattutto, si ammalano in modi che raccontano un’esposizione ai rischi ancora troppo spesso sottovalutata.Questa analisi, che rielabora e arricchisce i dati più recenti disponibili, offre l’occasione per leggere la sicurezza con occhi nuovi, valorizzando un approccio più inclusivo e più digitale, capace di aiutare RSPP, HSE Manager e responsabili HR a interpretare e prevenire criticità ormai strutturali.
Un mercato del lavoro che cambia (e cambia i rischi)
Il lavoro femminile non solo cresce, ma cambia volto. Le lavoratrici sono oggi più presenti nei servizi, nella sanità, nell’assistenza, nel commercio, in attività educative e nella pubblica amministrazione. Settori in cui il rischio non è legato alle macchine o alle altezze, ma alla relazione, al movimento ripetuto, allo stress, alla gestione di persone fragili, agli orari flessibili e alla conciliazione famiglia-lavoro.Le trasformazioni occupazionali incidono direttamente sulla tipologia di infortuni: meno eventi gravi da macchinari, più episodi legati a posture scorrette, scivolamenti, spostamenti, carichi gestiti senza adeguata ergonomia. Crescono anche i rischi psicosociali, spesso connessi alla mancanza di recupero psicofisico, alla fatica mentale, alla pressione del multitasking.L’attenzione alla differenza di genere nella valutazione del rischio non è una richiesta ideologica, ma una semplice conseguenza dei dati: donne e uomini svolgono mansioni diverse, in contesti diversi, e rispondono in modo diverso agli stessi fattori di rischio. Una sicurezza che voglia essere efficace deve partire da qui.
Infortuni: meno frequenti, ma diversi
I numeri mostrano una tendenza costante: gli infortuni femminili sono proporzionalmente inferiori a quelli maschili, ma presentano caratteristiche nette. Tra tutte, due emergono con forza:
- L’infortunio in itinere : Le lavoratrici sono più colpite degli uomini negli incidenti casa-lavoro-casa, spesso per ragioni sociali e organizzative: tragitti articolati, più soste, gestione dei figli, tempi ristretti. La strada, per molte donne, rappresenta un rischio quotidiano maggiore rispetto al luogo di produzione.
- Gli infortuni da movimento del corpo : La prima causa femminile è lo sforzo fisico legato a posture incongrue, sollevamento e movimentazione di carichi, gesti ripetuti. Seguono le cadute per scivolamento, molto diffuse nei servizi e nella sanità.
- Un’ulteriore criticità riguarda l’età: la fascia 55-59 anni è tra le più colpite, segno che la forza lavoro femminile sta invecchiando e necessita di strategie di prevenzione più mirate. Da non sottovalutare, inoltre, la crescente incidenza delle aggressioni sul lavoro, che colpiscono soprattutto chi lavora in contesti sociosanitari e di relazione con il pubblico.
Malattie professionali: un fenomeno in crescita
Sul fronte delle malattie professionali, la crescita coinvolge entrambe le componenti della forza lavoro, ma per le donne assume una forma specifica: quasi il 95% delle patologie denunciate riguarda il sistema osteo-muscolare o il sistema nervoso.Tendiniti, dorsopatie, disturbi da sovraccarico funzionale e sindrome del tunnel carpale sono ormai patologie diffuse tra lavoratrici dei servizi, della sanità, del commercio e delle attività di assistenza. Una conferma che ergonomia e organizzazione del lavoro devono essere ripensate con maggiore attenzione.
Interessante è anche il dato sui disturbi psichici professionali, più riconosciuti tra le donne: non per fragilità individuale, ma per esposizioni specifiche a ruoli di cura, assistenza, relazione, gestione emotiva.La lettura di queste patologie non può limitarsi al riconoscimento burocratico: deve diventare un punto di partenza per investire su prevenzione, formazione, digitalizzazione dei processi e analisi predittiva dei rischi.
Il luogo di lavoro come spazio di equità e cultura
La sicurezza non è solo una questione tecnica: è cultura, linguaggio comune, responsabilità condivisa. Per questo la prospettiva di genere non è un’eccezione, ma uno strumento per creare ambienti di lavoro più giusti, più sani e più produttivi.Comprendere le differenze non significa fare distinzioni, ma garantire equità: offrire dispositivi adeguati, ridurre le criticità ergonomiche, progettare orari più compatibili con i ritmi di vita, monitorare i rischi emergenti, prevenire violenze e comportamenti ostili, investire in benessere organizzativo.La tecnologia – senza proclami – può svolgere un ruolo decisivo: sistemi di analisi dei dati, piattaforme per segnalazioni veloci, strumenti digitali per la gestione dei rischi, modelli predittivi, formazione interattiva, monitoraggio continuo delle condizioni di lavoro. Digitalizzare significa rendere la prevenzione più vicina, più semplice, più partecipata.
In allegato la guida dossier donne 2026.
COSA DICE LA LEGGE
La normativa italiana ed europea impone ai datori di lavoro di valutare tutti i rischi, inclusi quelli collegati a differenze di genere, età, provenienza e condizioni personali. Il quadro regolatorio richiede:
- Una valutazione dei rischi che consideri caratteristiche specifiche dei gruppi di lavoratori;
- Misure di prevenzione e protezione adeguate alle mansioni e agli scenari operativi;
- Attenzione ai rischi emergenti, come fattori psicosociali, ergonomia e sicurezza negli spostamenti;
- Protezione da violenze, aggressioni e situazioni di stress lavoro-correlato;
- Monitoraggio continuo e aggiornamento costante dei dati infortunistici e sanitari.
INDICAZIONI OPERATIVE (per RSPP e HSE Manager)
1. Creare sistemi digitali di raccolta e analisi dei dati che facilitino il monitoraggio dei rischi più diffusi tra le lavoratrici.
2. Riprogettare postazioni e mansioni con criteri ergonomici che tengano conto dei movimenti ripetitivi e delle posture prolungate.
3. Promuovere programmi formativi sulla mobilità sicura e sulle strategie per ridurre gli infortuni in itinere.
4.Introdurre procedure chiare per la gestione delle aggressioni e delle situazioni conflittuali nei servizi alla persona.
5. Rafforzare la sorveglianza sanitaria, soprattutto per dorsopatie, disturbi muscolo-scheletrici e problematiche da sovraccarico funzionale.
6.Favorire strumenti digitali di segnalazione anonima e immediata per infortuni, quasi incidenti e criticità organizzative.
7.Integrare nella valutazione dei rischi la dimensione psicosociale, monitorando carichi di lavoro, turni e attività emotivamente gravose.
IL 20% CHE CONTA (PER L’80% DEI RISULTATI)
1.Le donne si infortunano meno, ma i loro infortuni seguono pattern diversi (movimenti del corpo, scivolamenti, itinere).
2. Le malattie professionali femminili sono dominate da disturbi osteo-muscolari e nervosi.
3. Le differenze di genere nei rischi derivano da mansioni, settori e dinamiche sociali diverse, non da fragilità individuali.
4. Una sicurezza efficace deve essere inclusiva, ergonomica e orientata alla persona.
5. I dati, se digitalizzati e interpretati correttamente, permettono prevenzione anticipata e decisioni più rapide.
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