Fa parlare molto la sentenza dello scorso 8 maggio del Tribunale di Padova (n. 2318/2023), che ha riconosciuto come infortunio sul lavoro un incidente avvenuto ad una lavoratrice, mentre si trovava a casa impegnata in una videochiamata di lavoro. La decisione potrebbe spianare la strada ad un riconoscimento più esteso della copertura assicurativa in smart working.

Il fatto

L’8 aprile 2022 la lavoratrice, dipendente del dipartimento giuridico dell’Università di Padova, era caduta in casa durante una call, dopo essersi alzata per recuperare alcuni documenti, procurandosi una doppia frattura alla caviglia. A seguito dell’infortunio, la donna è stata ricoverata in ospedale e ha subito un intervento chirurgico. In totale, la lavoratrice aveva necessitato di 137 giorni per il recupero.

L’Inail ha riconosciuto inizialmente l’intervento come indennizzabile, ma successivamente ha qualificato l’evento come un incidente domestico, non riconoscendo l’infortunio sul lavoro.

La lavoratrice si è dunque rivolta al giudice del lavoro, dovendo sostenere nel frattempo personalmente le spese per le cure

La decisione del giudice

Durante il processo, Inail ha fatto un passo indietro, riconoscendo l’infortunio sul lavoro con un’invalidità permanente del 9%, ma rifiutandosi di pagare le spese mediche già sostenute dalla lavoratrice.

Il giudice ha invece disposto il rimborso totale delle spese mediche, più le spese legali.

Perché ci interessa?

In un contesto in cui la normativa sullo smart working è ancora molto scarna, la sentenza del Tribunale di Padova potrebbe costituire un precedente rilevante.

Finora, infatti, durante lo smart working non veniva di fatto riconosciuta la copertura assicurativa.

Rimane chiara la condizione per il riconoscimento dell’infortunio, ovvero la presenza di un collegamento fra l’evento e l’attività lavorativa. Nel caso in esame infatti la lavoratrice, trovandosi in videochiamata, ha potuto dimostrare che l’incidente è avvenuto mentre stava svolgendo il suo lavoro, nell’atto di recuperare alcuni documenti.

Diversamente, non potendo dimostrare il nesso fra incidente e svolgimento dell’attività lavorativa, l’infortunio potrebbe non venire riconosciuto.

Conclusioni

La sentenza del Tribunale di Padova dimostra che è possibile qualificare come infortunio sul lavoro un incidente avvenuto durante l’attività in regime di smart working, a patto che sia possibile dimostrare la correlazione fra l’evento e lo svolgimento dei compiti.

La decisione potrebbe spianare la strada ad una definizione più chiara delle disposizioni in materia di smart working.

In allegato la sentenza del Tribunale di Padova.

Impatti e indicazioni operative

  1. Inserire la valutazione dei rischi delle attività in smart working all’interno del DVR.
  2. Informare i lavoratori, che svolgono l’attività in regime di smart working, circa i rischi che può comportare l’attività svolta dalla propria abitazione, con indicazioni sull’ergonomia della postazione di lavoro e sugli accorgimenti da avere per ridurre i rischi.
  3. Consegnare ai lavoratori formalmente l’informativa circa i rischi specifici e le indicazioni per mitigarli, per documentare di aver adempiuto all’obbligo di informazione.
  4. Informare i lavoratori, anche sull’utilizzo dei dati, qualora vengano utilizzati sistemi di controllo da remoto.