Qualità dell’acqua: i risultati e le mancanze rispetto alla Direttiva UE
A cura della redazione
L’ISPRA ha recentemente pubblicato il rapporto sullo stato delle acque superficiali e sotterranee in Italia. Fra le misure adottate a livello nazionale mancano ancora alcuni adempimenti della Direttiva relativa alla qualità e ai controlli dell’acqua potabile.
Cosa tratta:
L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha pubblicato a fine aprile il Rapporto “Lo stato delle acque in Italia – verso il 4° ciclo di gestione” che fornisce un quadro della condizione attuale dei corpi idrici rispetto agli obiettivi di qualità stabiliti. Il report viene stilato sulla base dei dati relativi al III ciclo di implementazione della Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE.
I progressi rispetto al II ciclo sono visibili, ma resta ancora molto da fare per raggiungere gli obiettivi e per completare l’adeguamento rispetto alla direttiva.
Proprio in questi giorni, infatti, la Commissione Europea ha deciso di avviare una procedura di infrazione contro l’Italia per il recepimento incompleto della direttiva, che doveva avvenire entro il 12 gennaio 2023.
Lo stato delle acque
Nel rapporto ISPRA, viene evidenziato che su 7.700 corpi idrici superficiali analizzati:
- Il 43.6% è in buono stato ecologico;
- Il 75% è in buono stato chimico.
Migliore è la qualità dei corpi idrici sotterranei. Dei 1.007 analizzati:
- L’80% è in buono stato quantitativo;
- Il 70% è in buono stato chimico.
Rispetto al II ciclo di gestione della Direttiva Quadro sulle Acque, i corpi idrici sotterranei in stato sconosciuto sono passati da quasi il 25% a meno del 2%.
Il documento individua fra le maggiori cause di degrado della qualità delle acque:
- Impatto dell’agricoltura;
- Alterazioni idromorfologiche;
- Scarichi urbani e industriali;
- Prelievi idrici.
La procedura di infrazione
A fine aprile, l’UE ha avviato la procedura di infrazione contro l’Italia per le carenze riscontrate nel recepimento della Direttiva Quadra sulle Acque. Fra le inadempienze riscontrate:
- Il rinvio di alcuni obblighi previsti dalla direttiva;
- La limitazione dell’ambito di applicazione della valutazione dei rischi dei sistemi domestici di distribuzione dell’acqua potabile;
- La mancata adozione dell’obbligo di informare le persone vulnerabili sulle modalità di accesso all’acqua potabile;
- Un uso troppo ampio delle deroghe.
L’Italia ha due mesi di tempo per colmare le carenze e rispondere alla procedura di infrazione.
Conclusioni
Il rapporto evidenzia che lo stato delle acque in Italia resta critico nonostante il miglioramento sul profilo chimico. Tali criticità pesano ancora di più alla luce della segnalazione della Commissione Europea sull’acqua potabile. La procedura di infrazione avviata dall’UE conferma la necessità di rafforzare governance, investimenti e controlli, in particolare nel settore dell’acqua potabile e nella prevenzione dell’inquinamento.
In allegato il rapporto ISPRA.
COSA DICE LA LEGGE
- Direttiva 2000/60/CE, nota come Direttiva Quadro Acque (DQA);
- Direttiva 2008/105/CE e 2013/39/UE, standard di qualità ambientale (SQA) per sostanze prioritarie;
- Direttiva acqua potabile (UE) 2020/2184, requisiti per acqua destinata al consumo umano;
- D.Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale), recepimento DQA in Italia;
- DM 260/2010 e DM 172/2015, criteri di classificazione e aggiornamento degli standard.
INDICAZIONI OPERATIVE
Per limitare l’inquinamento e gli impatti ambientali in generale sui corpi idrici:
- Monitorare regolarmente gli scarichi e rispettare i limiti di emissione;
- Ridurre l’impiego di sostanze pericolose per l’ambiente o sostituirle con altre meno inquinanti;
- Implementare sistemi di gestione ambientale e controlli interni;
- Se presenti, garantire l’efficienza degli impianti di trattamento delle acque;
- Ridurre i consumi idrici e ottimizzare i prelievi, rispettando i limiti.
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