Salute e sicurezza sul lavoro: cosa prevede la Strategia nazionale 2026-2030
A cura della redazione
È stata definita la Strategia nazionale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 2026-2030, documento di indirizzo che individua priorità, obiettivi e azioni per rafforzare la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali in Italia. La strategia si inserisce nel quadro europeo 2021-2027 e si articola in cinque assi strategici, con un forte orientamento a rischi emergenti, vigilanza coordinata, supporto alle MPMI e diffusione della cultura della prevenzione.
Di cosa tratta:
La Strategia nazionale SSL 2026-2030 non introduce nuovi obblighi diretti per le organizzazioni, ma definisce linee di indirizzo politico-istituzionali che orienteranno nei prossimi anni:
- programmazione della prevenzione;
- attività di vigilanza;
- politiche formative;
- utilizzo dei dati;
- allocazione delle risorse pubbliche.
La strategia nasce dall’allineamento con il Quadro strategico UE 2021-2027 e dal contesto nazionale delineato dal D.Lgs. 81/2008, ponendo al centro un approccio integrato tra prevenzione, sanità pubblica e politiche del lavoro. Centrale è il riferimento all’approccio Vision Zero, che assume come obiettivo la riduzione strutturale degli infortuni gravi e mortali, partendo dal presupposto che ogni incidente sia prevenibile.
Il documento si fonda su un quadro statistico che evidenzia criticità ancora rilevanti:
- circa 593 mila denunce di infortunio nel 2024, con oltre 1.200 casi mortali;
- crescita degli infortuni in itinere e delle malattie professionali, in particolare muscoloscheletriche;
- forte incidenza degli eventi nei settori costruzioni, manifatturiero, trasporti e sanità;
- prevalenza di micro e piccole imprese, spesso più esposte per carenze strutturali nella gestione della SSL.
I cinque assi strategici:
La strategia si articola in cinque assi:
- Affrontare i cambiamenti del mondo del lavoro
Focus su rischi emergenti legati a digitalizzazione, lavoro a distanza, invecchiamento della forza lavoro, cambiamento climatico, intelligenza artificiale e nuove forme organizzative. - Rafforzare la resilienza del sistema istituzionale
Potenziamento dell’uso dei dati, interoperabilità delle banche dati (SINP, Infor.MO, Mal.Prof), coordinamento tra ASL, INL e altri organi di vigilanza, riduzione delle sovrapposizioni ispettive. - Potenziare l’efficacia delle tutele
Rafforzamento dei servizi pubblici di prevenzione, incremento e qualificazione del personale ispettivo e sanitario, vigilanza orientata ai settori ad alto rischio e valorizzazione della patente a crediti in edilizia come strumento di responsabilità progressiva. - Supportare micro, piccole e medie imprese
Superamento della logica puramente adempitiva della sicurezza, con strumenti di assistenza, buone pratiche, piani mirati di prevenzione e meccanismi di incentivazione economica, in considerazione del peso dominante delle PMI nel tessuto produttivo italiano. - Diffondere la cultura della prevenzione
Rafforzamento strutturale della formazione in materia di salute e sicurezza nei percorsi scolastici e universitari, anche alla luce delle novità introdotte dalla legge n. 21/2025 sull’educazione civica, con l’obiettivo di rendere la prevenzione un valore culturale diffuso e non solo un obbligo normativo.
Indicazioni operative:
La Strategia 2026-2030 non introduce nuovi obblighi immediati per le aziende, ma anticipa con chiarezza dove si concentreranno controlli, risorse e aspettative istituzionali nei prossimi anni. In concreto, le organizzazioni dovrebbero prepararsi a una maggiore attenzione su valutazione dei rischi emergenti (lavoro a distanza, rischi psicosociali, ergonomia, invecchiamento della forza lavoro, interazione uomo-macchina), su coerenza e tracciabilità delle misure di prevenzione adottate e su una gestione più strutturata dei dati di sicurezza. È prevedibile un rafforzamento della vigilanza mirata nei settori ad alto rischio e verso le realtà meno strutturate, nonché una crescente valorizzazione di strumenti come piani mirati di prevenzione, buone prassi, sistemi di gestione e meccanismi premiali. In sostanza, chi resta fermo a una gestione minimale e documentale della SSL rischia di trovarsi rapidamente fuori asse rispetto alle priorità del sistema pubblico di prevenzione delineate dalla Strategia.
Conclusioni:
Elemento chiave della strategia è la necessità di un recepimento formale tramite Accordo in Conferenza Stato-Regioni, condizione essenziale per rendere operative le linee di indirizzo. Il monitoraggio dell’attuazione sarà affidato al Comitato ex art. 5 del D.Lgs. 81/2008, con una verifica annuale sullo stato di avanzamento delle azioni e sugli effetti reali in termini di riduzione del fenomeno infortunistico.
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