Salute mentale: il Piano Azione nazionale 2025-2030 punta alla prevenzione
A cura della redazione
Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 4 febbraio 2026, il Piano di Azione Nazionale per la Salute Mentale (PANSM), pensato per potenziare la capacità del Sistema Sanitario Nazionale di prevenire e affrontare le patologie mentale nella popolazione.
Cosa tratta:
Approvato dalla Conferenza Stato-Regioni lo scorso 29 dicembre, arriva la pubblicazione ufficiale del Piano di Azione Nazionale per la Salute Mentale (PANSM) per il periodo 2025-2030.
Fra gli obiettivi principali del testo:
- Superare le disuguaglianze territoriali e garantire un trattamento equo nelle varie Region;
- Promuovere interventi e servizi che coprano tutte le fasce d’età, dalla perinatale all’età adulta;
- Rafforzare i servizi locali, per assicurare interventi tempestivi ed evitare il ricorso improprio all’ospedale;
- Puntare alla prevenzione, sia nelle scuole che in contesti lavorativi e nelle comunità locali.
Il piano è stato accolto positivamente dai professionisti, che attendevano da tempo la definizione di un quadro strategico nazionale.
Per l’attuazione sono stati stanziati 260 milioni di euro, suddivisi in tre anni.
Le principali novità
- Ruolo centrale dei Dipartimenti di salute mentale (DSM), con funzioni di coordinamento tra ospedale, territorio, servizi sociali, scuola, lavoro e Terzo settore, per garantire l’integrazione del sistema in tutte le attività, dalla prevenzione alla riabilitazione.
- Potenziamento dei servizi territoriali, anche al fine di ridurre le differenze fra regioni: riorganizzazione dei Centri di salute mentale, con aperture più ampie, accesso facilitato e presa in carico tempestiva, e rafforzamento dell’assistenza primaria nelle Casi di Comunità.
- Integrazione fra salute mentale e dipendenze: superamento della separazione organizzativa, con l’identificazione di Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA) condivisi ed équipe multidisciplinari.
- Stop alla contenzione meccanica: il piano prevede un progressivo abbandono delle pratiche di contenzione nei luoghi di cura;
- Telemedicina e innovazione tecnologica: si prevede un uso strutturale dei servizi digitali nella psichiatria territoriale, dai teleconsulti alla gestione delle emergenze, fino a valutare in potenziale utilizzo dell’IA.
- Focus sulla prevenzione: previste iniziative di alfabetizzazione emotiva, educazione digitale e contrasto allo stigma, e interventi su determinanti sociali (povertà, solitudine, isolamento, rischio digitale).
- Attenzione ai giovani: percorsi specifici per i disturbi del neurosviluppo, creazione di équipe che curino il periodo di transizione all’età adulta, per garantire la continuità nei trattamenti.
- Sicurezza nei luoghi di cura e tutela degli operatori: sono previsti programmi di formazione obbligatoria per gli operatori e vengono fornite indicazioni per adeguare i reparti con strumenti tecnologici, al fine di prevenire gli episodi di violenza.
- Potenziamento della formazione pre e post laurea per i professionisti e rafforzamento della ricerca, tramite collaborazioni fra ISS, Università, IRCCS e servizi territoriali.
Conclusioni
Il PANSM 2025‑2030 rappresenta un passaggio decisivo verso una nuova visione della salute mentale in Italia, fondata su prossimità, integrazione e continuità delle cure. La spinta verso innovazione, multidisciplinarità e prevenzione segna una trasformazione culturale e organizzativa profonda, orientata a ridurre le disuguaglianze, contrastare lo stigma e rispondere in modo più efficace ai nuovi bisogni generazionali e sociali.
In allegato il testo integrale.
INDICAZIONI OPERATIVE
La centralità della prevenzione nel PANSM 2025‑2030 ci ricorda che anche nei luoghi di lavoro è possibile definire delle misure per migliorare il benessere mentale dei lavoratori:
- Rafforza la gestione dei rischi psicosociali, partendo dalla valutazione dei rischi, in particolare la valutazione dello stress lavoro-correlato.
- Formare i lavoratori, in particolare preposti e dirigenti, su gestione dell’aggressività e de‑escalation, soprattutto in contesti a rischio maggiore come nel settore sanitario-assistenziale.
- Implementare strumenti per prevenire le aggressioni: videocamere, allarmi, dispositivi anti-intrusione.
- Promuovere la collaborazione con medico competente, servizi territoriali e psicologi, nel definire progetti di promozione del benessere mentale e misure di prevenzione.
- Contrastare le dipendenze, promuovendo programmi informativi su rischi legati a sostanze, gioco d’azzardo, uso patologico del web e nuove dipendenze.
- Migliorare la qualità del lavoro e ridurre i fattori di stress, ad esempio organizzando i turni per ridurre i carichi di lavoro.
- Supportare i lavoratori in fase di rientro dopo malattia o burnout, ad esempio prevedendo percorsi di rientro graduale supportati da psicologi del lavoro.
- Valutare e monitorare l’impatto delle iniziative, aggiornando la valutazione dello stress lavoro-correlato e predisponendo indagini aziendali mirate.
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