Turni prolungati e stress lavoro‑correlato: quando l’organizzazione mette a rischio salute, sicurezza e qualità del servizio
A cura della redazione
Turni prolungati e rotazioni irregolari aumentano stress, affaticamento, errori e malattie tra i lavoratori dei servizi p4 (sanità in primis). Il quadro normativo (D.Lgs. 66/2003; D.Lgs. 81/2008; art. 2087 c.c.) impone al datore di progettare orari sicuri e valutare lo stress lavoro‑correlato. La giurisprudenza conferma: provato il nesso tra turni e danno, il datore deve dimostrare di aver adottato tutte le cautele. La prevenzione efficace combina turnistica “umana”, monitoraggio continuo e pratiche individuali di recupero.
Cosa tratta :
Di notte, di giorno, per dodici ore di fila. In ospedali, servizi pubblici e attività aperte p4, la turnazione è indispensabile. Ma se diventa prolungata, imprevedibile o sistematicamente oltre i limiti, i costi nascosti sono pesantissimi: disturbi del sonno, affaticamento, calo cognitivo, errori, incidenti e malattie nel medio‑lungo periodo. E la responsabilità ricade sull’organizzazione, che deve prevenire e dimostrare di aver adottato tutte le cautele necessarie.
Perché i turni stressano (e come si traduce in rischio)
La letteratura e i casi analizzati convergono: la desincronizzazione dei ritmi circadiani (sonno‑veglia, luce‑buio), tipica del lavoro notturno e delle rotazioni rapide, compromette il recupero fisiologico e cognitivo. Ne derivano insonnia, sonnolenza diurna, rallentamento dei tempi di reazione, calo dell’attenzione e della memoria — tutti fattori che aumentano errori e infortuni, dentro e fuori il luogo di lavoro
Tra gli effetti più documentati:
- Disturbi del sonno e “sindrome del turnista” (Shift Work Sleep Disorder): insonnia, eccessiva sonnolenza, cefalea, difficoltà di concentrazione; gravità che cresce con durata del turno, numero di notti consecutive e “quick returns” (rientri rapidi).
- Impatto metabolico e cardiovascolare: alterazioni ormonali (cortisolo, grelina, leptina) e aumento del rischio di sindrome metabolica e patologie ischemiche.
- Burnout nelle professioni di aiuto: sovraccarico emotivo e organizzativo che riduce qualità dell’assistenza e benessere dell’operatore.
- Calano le performance, crescono gli eventi sentinella: più errori, assenteismo, near‑miss e incidenti; rischio infortuni +15% nei turni pomeridiani e fino a +30% nei notturni, con picco dopo l’ottava ora.
Ospedali, servizi essenziali e forze dell’ordine: categorie più esposte
Sanità, pronto intervento e funzioni di sicurezza hanno carichi di lavoro emotivamente intensi e turni H24. La combinazione di esposizione critica e turnazione irregolare accresce il rischio di usura psicofisica e burnout, con ricadute sulla sicurezza del personale e dell’utenza. Una organizzazione consapevole dei limiti psicofisici dell’operatore migliora efficienza e benessere complessivo.
Quando l’eccesso diventa responsabilità del datore di lavoro
Il quadro giuridico è chiaro: art. 2087 c.c. impone al datore l’adozione di tutte le misure necessarie a tutelare integrità fisica e personalità morale; D.Lgs. 66/2003 stabilisce orari, riposi e limiti al lavoro notturno e straordinario; D.Lgs. 81/2008, art. 28 rende obbligatoria la valutazione del rischio da stress lavoro‑correlato.
La giurisprudenza più recente ribadisce che, una volta provato il nesso causale tra condizioni di lavoro (turni prolungati, riposi mancati) e danno alla salute, l’onere della prova si sposta sul datore: deve dimostrare di aver adottato tutte le cautele necessarie. Non basta guardare l’ultimo turno: conta l’intero atteggiarsi del rapporto di lavoro e la sistematicità degli sforamenti.
Turni lunghi: il nodo non è solo “quante ore”, ma “come” sono organizzate
La soglia di rischio non è identica per tutti i settori: dipende da contratto, mansione, gravosità, numero di notti, rotazione e pause. Tuttavia, i turni di 13–16 ore consecutive in contesti ad alta intensità (es. sanità) e la regola dello straordinario al posto dell’eccezione sono segnali di organizzazione non sicura, che possono ledere il diritto al riposo (art. 36 Cost.) e configurare responsabilità risarcitoria.
Cosa funziona davvero: organizzazione, prevenzione e micro‑scelte quotidiane
Dalla revisione emerge che la prevenzione passa da tre livelli integrati: progettazione dei turni, sistemi di controllo e correzione e abitudini individuali (igiene del sonno, alimentazione, gestione della caffeina, micro‑pisolini pre‑notte). Dove le strutture hanno ripensato la turnistica dopo l’entrata a regime della L. 161/2014 (fine delle deroghe per il SSN), si osservano modelli più sostenibili (es. uniformazione del notturno a 11 ore, riposi più strutturati).
COSA DICE LA LEGGE
- Orario e riposi: 40 ore settimanali ordinarie; media ≤ 48 ore incluse le straordinarie; 11 ore di riposo ogni 24; riposo settimanale 24 ore + 11 di riposo giornaliero. (D.Lgs. 66/2003)
- Lavoro notturno: periodo di almeno 7 ore consecutive tra mezzanotte e le 5; per i notturni l’orario non può superare 8 ore in media nelle 24 ore (salve diverse previsioni contrattuali). (D.Lgs. 66/2003
- Fine delle deroghe nel SSN: con L. 161/2014 si applicano integralmente al personale sanitario le regole di orario e riposi del D.Lgs. 66/2003
- Valutazione obbligatoria dello SLC: inserita nel DVR (art. 28 D.Lgs. 81/2008), con coinvolgimento di DL, RSPP, MC e RLS; misure organizzative e formative a valle.
- Dovere di tutela: art. 2087 c.c. impone al datore l’adozione delle misure necessarie in base a particolarità del lavoro, esperienza e tecnica; violazioni sistematiche di orario/turni possono integrare responsabilità risarcitoria.
- Giurisprudenza: accertato il nesso tra turni prolungati (anche 13–16 ore) e danno alla salute, il datore deve provare di aver predisposto cautele idonee; lo straordinario “a regola” lede il diritto al riposo.
INDICAZIONI OPERATIVE
Progettazione dei turni “a prova di errore” :
- Rotazioni in ritardo di fase (M → P → N), evitare sequenze M‑N e SN‑P nello stesso giorno; limite alle notti consecutive; evitare “quick returns”.
- Durata: non superare 8–11 ore per notte; prevedere micro‑pause e riposo compensativo strutturato dopo i notturni intensi.
- Calendari noti in anticipo (1–3 mesi) e consultazione dei lavoratori per ridurre conflitti vita‑lavoro.
Controllo continuo e allarmi automatici :
- Rilevazione granulare di ore, straordinari, pause, riposi; alert su superamenti (settimanali e giornalieri); tracciamento di eventi sentinella (errori, near‑miss, incidenti).
- Fatigue Risk Management: check pre‑turno (autovalutazione rapida di sonno/attenzione), rotazione dei compiti ad alta vigilanza nelle fasce a rischio (3–5 a.m.).
Sorveglianza sanitaria mirata :
- Visite preventive e periodiche per i notturni; criteri di inidoneità (gravi disturbi del sonno, cardiovascolari, gastrointestinali, ecc.) gestiti dal MC con giudizi motivati e tracciati.
- Interventi correttivi: spostamenti temporanei, riduzioni di notti, programmi di recupero.
Formazione e comportamenti di recupero :
- Igiene del sonno (routine pre‑riposo; limitare caffeina alla prima metà turno; power‑nap 30–40’ pre‑notte).
- Alimentazione: evitare pasti abbondanti prima del sonno; ridurre snack notturni zuccherati; programmare disponibilità di cibi sani anche di notte.
- Supporto psicologico e debriefing dopo eventi critici; monitoraggio burnout (MBI) e percorsi di resilienza/mindfulness.
Governance e responsabilità :
- Integrare la valutazione SLC nel DVR con piano d’azione, indicatori e riesame periodico; coinvolgere RLS e coordinatori.
- In caso di contenzioso, documentare cautele adottate: progettazione turni, interventi correttivi, formazione, sorveglianza sanitaria, gestione degli eventi sentinella.
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