INAIL ha pubblicato un documento che analizza il rischio biologico in ambito agricolo

 

Cosa tratta?

I lavoratori agricoli possono essere esposti a numerosi agenti biologici, tra cui virus, batteri, funghi e parassiti, presenti negli animali, nei liquami, nel suolo, nelle acque, nelle piante e in diversi materiali organici. L’esposizione a tali agenti può determinare l’insorgenza di infezioni, manifestazioni allergiche e intossicazioni e, in alcuni casi, contribuire allo sviluppo di patologie tumorali. Nonostante il potenziale impatto significativo sulla salute, il rischio biologico in ambito agricolo risulta spesso poco conosciuto e sottovalutato.

In ambito agricolo sono frequenti diverse patologie infettive, come la brucellosi, la leptospirosi, la malattia di Lyme e la leishmaniosi, trasmesse da animali, vettori e ambienti contaminati. I lavoratori possono inoltre sviluppare allergie a causa dell’esposizione a polveri organiche, muffe, acari e altri allergeni. Tali polveri possono contenere endotossine batteriche responsabili di disturbi respiratori e sintomi simil‑influenzali, mentre le micotossine fungine possono provocare intossicazioni acute ed effetti cronici anche gravi. Tra i rischi biologici rilevanti rientrano infine le punture di imenotteri, che in soggetti sensibili possono causare reazioni allergiche severe fino allo shock anafilattico.

Negli ultimi decenni, però, accanto agli agenti biologici più “tradizionali”, si è assistito alla diffusione di patogeni prima assenti nel nostro territorio come, ad esempio, gli arbovirus (virus trasmessi da artropodi) West Nile, Dengue, Chikungunya. La comparsa e la diffusione di agenti biologici precedentemente assenti sono il risultato di molteplici fattori concorrenti:

  • cambiamenti climatici, caratterizzati da temperature più elevate, eventi meteorologici estremi e modifiche degli habitat naturali, favoriscono l’espansione geografica degli artropodi vettori;
  • globalizzazione dei commerci e la crescente mobilità delle persone per lavoro o turismo aumentano il rischio di esposizione a patogeni presenti anche in aree geograficamente lontane;
  • elevata densità degli allevamenti intensivi crea condizioni favorevoli alla rapida diffusione di virus e batteri;
  • resistenza antimicrobica, legato all’uso estensivo di antibiotici negli allevamenti, che ha reso necessario, secondo le autorità sanitarie internazionali, promuovere un impiego responsabile degli antimicrobici e rafforzare i programmi di sorveglianza microbiologica.

Per gestire in modo efficace il rischio biologico in agricoltura è fondamentale adottare un approccio One Health, di tipo multidisciplinare, che integri la tutela della salute umana, animale e ambientale.

 

Cosa dice la legge?

Il D.Lgs. 81/08 è il riferimento centrale:

  • Titolo X - Esposizione ad agenti biologici (artt. 266–286):

o   definizione di agente biologico;

o   obbligo di valutazione del rischio biologico, anche quando non è “deliberato” (tipico caso dell’agricoltura);

o   misure tecniche, organizzative e procedurali;

o   misure igieniche;

o   misure di emergenza;

o   informazione e formazione;

o   sorveglianza sanitaria e vaccinazioni;

o   registri degli esposti e degli eventi accidentali.

  • Allegato XLVI: elenco degli agenti biologici classificati.

 

Indicazioni operative

Ogni azienda agricola deve valutare il rischio da agenti biologici, individuando fonti di pericolo e lavoratori esposti. La prevenzione si basa su:

  • corrette prassi igieniche (lavaggio corretto delle mani, pulizia e sanificazione),
  • uso di indumenti idonei (pantaloni, maglie con maniche lunghe),
  • DPI (guanti per operazioni che comportano il contatto con fluidi animali, visiere per proteggere da schizzi di sangue o fluidi animali, FFP2/FFP3 per lavori in ambienti polverosi o con dispersione di aerosol contaminati, tute monouso in particolari situazioni, stivali),
  • repellenti cutanei,
  • controllo dei vettori in aree endemiche.

Gli ambienti di lavoro devono essere dotati di presidi di primo soccorso, inclusi farmaci per emergenze allergiche. Il medico competente, ove previsto, attua la sorveglianza sanitaria, con particolare attenzione ai lavoratori ipersuscettibili, screening sanitari periodici, e alle vaccinazioni, tra cui l’antitetanica obbligatoria. Fondamentale è infine la formazione e informazione dei lavoratori sui rischi e sulle corrette modalità di lavoro in sicurezza.