Esoscheletri occupazionali: opportunità, limiti e nuove domande
A cura della redazione
Gli esoscheletri occupazionali rappresentano una delle innovazioni più promettenti per ridurre il sovraccarico biomeccanico nelle attività manuali. Tuttavia, la loro reale efficacia dipende dal contesto di utilizzo: se in laboratorio i risultati sono spesso positivi, nelle aziende emergono criticità legate a equilibrio, comfort termico, carico cognitivo e impatto su altri distretti corporei. Le norme tecniche attuali non prevedono ancora modelli di valutazione adeguati; i metodi più efficaci si basano su sensori e algoritmi intelligenti. L’introduzione degli esoscheletri richiede cautela, formazione e una visione integrata della sicurezza
Cosa tratta:
Negli ultimi anni il lavoro è cambiato rapidamente. La spinta dell’automazione, la crescita delle tecnologie wearable e l’integrazione crescente di soluzioni digitali hanno trasformato mansioni prima basate quasi esclusivamente sulla forza fisica. Tra gli strumenti più discussi e promettenti troviamo gli esoscheletri occupazionali, dispositivi indossabili che assistono il lavoratore riducendo lo sforzo muscolare, sostenendo il tronco o gli arti e facilitando attività ripetitive o faticose. A prima vista sembrano la risposta perfetta al problema dei disturbi muscoloscheletrici, che oggi costituiscono la più diffusa patologia lavoro-correlata in Europa e in Italia. Eppure, come spesso accade nelle innovazioni che riguardano direttamente il corpo umano, la realtà è più complessa e richiede una valutazione attenta, caso per caso.
Un contesto che cambia: dal sovraccarico biomeccanico all’assistenza indossabile
Il lavoro manuale comporta attività ben definite: sollevamento e abbassamento dei carichi, spinta e traino, movimentazione di oggetti leggeri ma ad alta frequenza, posture statiche prolungate, fino all’assistenza ai pazienti in ambito sanitario.
Sono tutte situazioni che mettono sotto pressione schiena, collo, spalle e arti superiori, favorendo l’insorgenza di dolori, infiammazioni e patologie croniche. Gli esoscheletri nascono proprio per agire su queste criticità, intervenendo come un supporto meccanico che riduce le forze interne applicate al corpo. Esistono modelli passivi, basati su elementi elastici; modelli semi‑attivi, che modulano l’assistenza tramite piccole componenti motorizzate; e modelli completamente attivi, dotati di veri e propri attuatori robotici. La loro diffusione, tuttavia, si scontra con un dato di fatto: la maggior parte degli studi a supporto dell’efficacia degli esoscheletri è condotta in laboratorio, in ambienti controllati e su campioni ristretti. Solo raramente la valutazione avviene nelle aziende, durante turni reali, con l’imprevedibilità tipica del lavoro quotidiano.
Il nodo dei disturbi muscoloscheletrici
I disturbi muscoloscheletrici (DMS) rappresentano una vera emergenza: colpiscono milioni di lavoratori europei, incidono significativamente sulla produttività e il loro impatto economico è stimato a circa il 2% del PIL dell’UE. L’aumento dell’età lavorativa rende il problema ancora più urgente. Le patologie più comuni riguardano:
- lombalgie e dorsalgie
- tendinopatie (cuffia dei rotatori, gomito, ginocchio)
- sindrome del tunnel carpale
- artrosi da sovraccarico
- ernie discali
Accanto ai disturbi della colonna, cresce il numero di condizioni che colpiscono mani, polsi, braccia e spalle, in un quadro che interessa settori molto diversi: logistica, sanità, edilizia, industria alimentare, agricoltura, trasporti.Questo scenario spinge molte aziende a guardare con interesse agli esoscheletri, considerandoli come un possibile alleato nella prevenzione.
Vantaggi e limiti: l’altra faccia dell’assistenza meccanica
L’uso degli esoscheletri può certamente ridurre lo sforzo locale, ad esempio sui muscoli delle spalle o sulla zona lombare. Ma non è privo di criticità.Diversi studi segnalano che:
- l’assistenza su un distretto corporeo può determinare un sovraccarico compensatorio su altre aree;
- i dispositivi possono modificare la cinematica del movimento, riducendo la naturale libertà articolare;
- in alcuni casi aumenta il carico cognitivo, perché il lavoratore deve gestire sia il compito lavorativo sia le nuove dinamiche imposte dal dispositivo;
- si possono verificare problemi di equilibrio, soprattutto durante attività dinamiche come camminare, salire scale o spingere carrelli;
- la pressione sulle superfici di contatto può generare discomfort, irritazioni o difficoltà termiche, soprattutto in ambienti caldi.
Gli esoscheletri risultano più efficaci in scenari statici o semistatici, mentre l’utilizzo durante attività molto dinamiche (spinta, traino, lunghe percorrenze) può addirittura peggiorare la situazione.
Valutare il rischio con strumenti digitali: dove le norme non arrivano
Un aspetto particolarmente delicato riguarda la valutazione del rischio da sovraccarico biomeccanico quando vengono impiegati esoscheletri.
Le norme tecniche oggi disponibili – la serie ISO 11228, la ISO 11226 e i vari Documenti Tecnici – non prevedono l’utilizzo di esoscheletri nei propri modelli di calcolo. In alcuni casi dichiarano esplicitamente di non essere applicabili.Per questo motivo i metodi tradizionali non bastano più. Si stanno affermando approcci più moderni, basati su:
- reti di sensori indossabili (IMU, EMG, solette e guanti per la misura delle forze)
- algoritmi di intelligenza artificiale capaci di riconoscere pattern di movimento e classificare il rischio
- protocolli digitali in grado di affiancare o sostituire le checklist tradizionali
- strumenti innovativi come LiFFT ed Exo‑LiFFT, che stimano l’impatto del dispositivo sul carico lombare cumulativo
Si tratta di metodiche che richiedono competenze specializzate, ma rappresentano la strada maestra per valutare situazioni complesse in cui uomo, ambiente e tecnologia interagiscono in modo dinamico.
Sicurezza, progettazione ed etica dell’introduzione in azienda
Dal punto di vista normativo, gli esoscheletri non possono essere considerati Dispositivi di Protezione Individuale, perché non garantiscono una protezione certa dal rischio.
Sono classificati come macchine, e quindi devono rispettare gli obblighi previsti dalla normativa europea sulla sicurezza del macchinario, compresa la marcatura CE, le istruzioni d’uso dettagliate e la valutazione dei rischi. A ciò si aggiunge la necessità di verificare:
- compatibilità con piani di emergenza ed evacuazione;
- possibili interferenze con dispositivi, robot o arredi;
- rischi derivanti da malfunzionamenti, guasti o errate regolazioni;
- impatto psicologico e sociale, inclusa la possibile percezione di “dipendenza” dal dispositivo.
Il ruolo della formazione è decisivo: per acquisire familiarità ed evitare movimenti errati, possono servire più sessioni di training specifico. Approcci immersivi e sistemi di realtà virtuale stanno emergendo come soluzioni promettenti.
Energia, calore e benessere: il lato “invisibile” degli esoscheletri
Oltre agli aspetti biomeccanici, l’uso di esoscheletri influisce anche sul costo metabolico e sullo scambio termico con l’ambiente.
Gli effetti dipendono dal modello, dal peso, dai materiali, dalle posture richieste e dal tipo di attività. In alcuni casi l’esoscheletro riduce l’impegno muscolare; in altri lo aumenta, ad esempio durante la camminata.
In ambienti caldi, la presenza di superfici aderenti al corpo può limitare la dispersione del calore, aumentando la sensazione di affaticamento.Per queste ragioni, la valutazione degli effetti termici richiede un approccio specifico, che tenga conto dell’interazione tra dispositivo, lavoratore e contesto ambientale.
Conclusione: innovazione sì, ma con metodo
Gli esoscheletri non sono una soluzione “universale” e non possono sostituire l’ergonomia tradizionale, la progettazione di ambienti di lavoro più sicuri o l’organizzazione delle mansioni.
Possono però diventare un tassello importante in una strategia moderna di prevenzione, specialmente se introdotti in modo graduale, monitorato e supportato da strumenti digitali che permettano di capire realmente cosa accade al corpo e al lavoro quotidiano.La sfida per aziende e tecnici della sicurezza è duplice:
capire dove l’esoscheletro è utile e dove non lo è, e
costruire un processo di valutazione che sia all’altezza delle tecnologie indossabili di nuova generazione.
In allegato la linea guida INAIL
COSA DICE LA LEGGE
- Gli esoscheletri non sono considerati DPI, poiché non garantiscono una protezione diretta e certa dal rischio.
- Sono classificati come macchine e devono rispettare la normativa europea in materia di progettazione e costruzione, inclusi:
- requisiti essenziali di sicurezza;
- valutazione dei rischi specifici;
- marcatura CE;
- istruzioni dettagliate su uso, regolazione e manutenzione.
- Nell’uso in azienda rientrano tra le attrezzature di lavoro (d.lgs. 81/2008), con conseguente obbligo del datore di lavoro di:
- formarne e addestrarne correttamente gli utilizzatori;
- valutarne l’impatto nell’ambiente operativo;
- monitorare nel tempo eventuali effetti indesiderati.
INDICAZIONI OPERATIVE
- Valutare l’introduzione degli esoscheletri solo dopo aver migliorato ergonomia, layout e ausili tradizionali.
- Scegliere dispositivi adeguati alla mansione, alla durata del compito e alle caratteristiche antropometriche degli operatori.
- Integrare nella valutazione dei rischi strumenti digitali, sensori indossabili e analisi cinematiche per monitorare realmente l’impatto del dispositivo.
- Prevedere un periodo di training strutturato, progressivo, che includa prove pratiche e simulazioni controllate.
- Monitorare costantemente comfort, fatica, reazioni cutanee, equilibrio e stabilità dell’operatore.
- Considerare l’interazione con emergenze, spazi stretti, macchinari e percorsi di evacuazione.
- Aggiornare DVR e procedure organizzative in base ai risultati delle valutazioni strumentali.
- Favorire una cultura aziendale orientata alla tecnologia come supporto e non come sostituto, puntando a una digitalizzazione graduale e consapevole della prevenzione
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