Lavorare al freddo: analisi dei rischi e misure di prevenzione secondo EU-OSHA
A cura della redazione
L'esposizione a temperature rigide, sia in ambienti outdoor che indoor, rappresenta un fattore di rischio fisico significativo spesso sottovalutato. Basandoci sul recente approfondimento pubblicato su OSHwiki (EU-OSHA), analizziamo le implicazioni fisiologiche del lavoro al freddo, le patologie correlate e le strategie di mitigazione necessarie.
Di cosa tratta:
Il lavoro in ambienti freddi non riguarda solo il disagio termico, ma costituisce una vera e propria minaccia per la salute e la sicurezza. Secondo l'Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro (EU-OSHA), il rischio si manifesta quando il corpo umano non riesce più a mantenere la sua temperatura interna (37°C), portando a dispersione di calore.
L'articolo OSHwiki distingue due macro-scenari:
- Lavoro indoor: celle frigorifere, stabilimenti di lavorazione alimentare, dove la temperatura è artificialmente bassa e costante.
- Lavoro outdoor: edilizia, agricoltura, manutenzione stradale, dove le condizioni sono variabili e influenzate da vento e umidità.
I principali effetti sulla salute evidenziati sono:
- Effetti sistemici (Ipotermia): quando la temperatura corporea scende sotto i 35°C. Può portare a confusione mentale, perdita di coordinazione e, nei casi gravi, arresto cardiaco.
- Effetti localizzati: congelamento (cristallizzazione dei fluidi nei tessuti) o danni da freddo senza congelamento (come il "piede da trincea" o i geloni, causati dall'esposizione prolungata a freddo umido sopra lo zero).
- Aumento del rischio infortunistico: il freddo riduce la destrezza manuale, rallenta i tempi di reazione e, in caso di ghiaccio, aumenta esponenzialmente il rischio di scivolamento e caduta. Inoltre, DPI ingombranti possono limitare la mobilità e la percezione sensoriale.
Indicazioni Operative:
Per gestire correttamente il rischio freddo, l'approccio deve seguire la gerarchia delle misure di prevenzione e protezione. Ecco una sintesi delle azioni pratiche derivate dalle linee guida europee:
Valutazione del rischio approfondita
Non limitarsi alla temperatura dell'aria. È fondamentale considerare:
- Vento gelido: l'effetto raffreddante del vento può abbassare drasticamente la temperatura percepita (es. a -5°C con vento a 30 km/h, la percezione è di -13°C);
- Carico di lavoro: un lavoro sedentario aumenta il rischio di raffreddamento rispetto a un lavoro fisico intenso (che però, se causa sudorazione, può portare a raffreddamento post-sforzo per l'umidità nei vestiti);
- Fattori individuali: età, genere, condizioni di salute preesistenti (problemi circolatori) e uso di farmaci.
Misure tecniche
- Progettazione: nelle celle frigorifere, garantire che la velocità dell'aria sia ridotta al minimo necessario (massimo 0.2 m/s dove possibile) per evitare correnti;
- Isolamento: rivestire le maniglie metalliche e le superfici di contatto con materiale isolante per evitare ustioni da freddo al contatto;
- Zone di riscaldamento: predisporre aree riscaldate, asciugatoi per gli indumenti e bevande calde accessibili.
Misure Organizzative
- Regime pause-lavoro: più bassa è la temperatura, più frequenti devono essere le pause in ambiente riscaldato;
- Lavoro in coppia: mai lavorare da soli in condizioni di freddo estremo; i colleghi devono essere formati per riconoscere i primi segni di ipotermia o confusione mentale nel compagno;
- Pianificazione: evitare le attività all'aperto nelle ore più fredde o ventose e garantire tempo per l'acclimatazione dei nuovi lavoratori.
Dispositivi di Protezione Individuale (DPI)
- Abbigliamento a strati: strato interno (poliestere o polipropilene) per allontanare l'umidità dalla pelle (evitare il cotone che trattiene il sudore); strato intermedio (pile o lana per isolamento termico); strato esterno (impermeabile e antivento, ma traspirante e possibilmente regolabile);
- Protezione delle estremità: calzature con suole spesse e antiscivolo, guanti che bilancino protezione termica e destrezza, e cappelli (fino al 40% del calore corporeo si disperde dalla testa).
Conclusioni:
La gestione del rischio da ambienti freddi richiede un cambio di paradigma: non va trattato come un semplice disagio stagionale, ma come un rischio fisico complesso regolato da normative tecniche (come la ISO 11079 per la valutazione dello stress termico da freddo).
L'adozione di misure tecniche preventive, unita a una solida formazione dei lavoratori sul riconoscimento dei sintomi precoci (come intorpidimento o brividi incontrollabili), è l'unica via per garantire la sicurezza operativa e prevenire infortuni gravi.
Per maggiori approfondimenti è possibile consultare l’articolo completo in lingua inglese al seguente link.
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