Gli interpreti di lingua dei segni sono esposti a rilevanti rischi ergonomici e psicosociali che possono compromettere la loro salute fisica e mentale. Una gestione strutturata dei rischi è fondamentale per tutelare benessere, qualità del lavoro e continuità del servizio.

Cosa tratta:

Un documento pubblicato recentemente dall’INSST, l’istituto spagnolo per la salute e sicurezza sul lavoro, analizza approfonditamente i rischi legati alla mansione degli interpreti della lingua dei segni: dai disturbi muscoloscheletrici derivanti da posture statiche e movimenti ripetitivi, fino ai fattori psicosociali come stress, elevate richieste cognitive, carico emotivo, violenza sul lavoro e trauma vicario.

Il testo rappresenta un contributo rilevante nel panorama della prevenzione applicata ad una professione spesso trascurata in termini di tutela della salute.

I rischi ergonomici

Il tipo di ruolo richiede di rimanere a lungo in posizione eretta e ripetere movimenti simili anche per lunghi periodi. I rischi ergonomici sono quindi costituiti principalmente da:

  • Posture forzate e mantenute: posizioni non neutrali di collo, spalle e arti superiori, sia in piedi sia seduti.
  • Movimenti ripetitivi: alta frequenza di gesti con mani, polsi, dita e braccia, spesso oltre i limiti raccomandati.

Le patologie conseguenti possono essere:

  • tendiniti;
  • sindrome del tunnel carpale;
  • dolori cervicali;
  • epicondiliti;
  • disturbi di spalla;
  • problemi circolatori.

I rischi psicosociali

I rischi psicosociali legati alla professione sono in parte comuni a tutti coloro che svolgono il lavoro di interpreti, anche in lingue straniere, in particolare:

  • Carico di lavoro elevato: la professione richiede talvolta di tenere a lungo un livello di attenzione elevata, di adattarsi e muoversi continuamente in contesti diversi, di rispondere ed elaborare in tempi stetti.
  • Carico emotivo: spesso gli interpreti sono richiesti in contesti dove si affrontano temi emotivamente molto impegnativi, come in ambito sanitario, giudiziario e d’emergenza e nella gestione di testimonianze traumatiche.
  • Fattori organizzativi: scarsa autonomia decisionale, legata al dover seguire eventi organizzati da altri, isolamento professionale e assenza di supporto sociale, dovuti, ad esempio, alla mancanza di scambi con colleghi.
  • Rischio di aggressioni: legato all’isolamento e ai contesti in cui operano i professionisti.

Le conseguenze possono andare dal burnout, ai disturbi d’ansia e del sonno, al trauma vicario, ovvero quello indotto dall’assistere persone che raccontano la loro sofferenza.

Conclusioni

Oggigiorno, fare valutazione dei rischi significa anche andare ad approfondire ruoli e mansioni particolari, come quella degli interpreti. Il documento tecnico dell’INSST ci aiuta a considerare le peculiari condizioni di lavoro degli interpreti della lingua dei segni, in parte estendibili a professioni similari.

In allegato il testo originale in spagnolo.

COSA DICE LA LEGGE

  • D.Lgs. 81/2008: l’art. 28 stabilisce l’obbligo di valutare tutti i rischi, incluso lo stress lavoro‑correlato.
  • D.Lgs. 81/2008: Titolo VII, lavori al videoterminale
  • UNI ISO 11228-3:2009: raccomandazioni ergonomiche per i compiti lavorativi ripetitivi
  • Linee Guida INAIL per la valutazione del rischio da stress lavoro‑correlato, aggiornamento 2025 con l’aggiunta del modulo integrativo per smart working e digitalizzazione.

INDICAZIONI OPERATIVE

Per supportare i datori di lavoro, le cooperative e le organizzazioni che impiegano interpreti di lingua dei segni, ecco una sintesi delle principali misure da adottare:

  1. Valutare i rischi della mansione, in particolare i rischi ergonomici e di stress lavoro-correlato.
  2. Limitare la durata continuativa della prestazione, con pause o alternanza con altri lavoratori.
  3. Garantire postazioni ergonomiche, seduta regolabile, supporti per avambracci, videocamera posizionata correttamente.
  4. Creare reti di supporto professionale, supervisione e momenti di debriefing.
  5. Predisporre protocolli per la gestione di situazioni critiche, per prevenire rischi di violenza e lavoro in ambienti non controllati.
  6. Oltre alla formazione sui rischi specifici, promuovere la formazione sulla gestione emotiva e le tecniche di coping.
  7. Utilizzare strumenti digitali che favoriscano la comunicazione, il coordinamento e la gestione degli impegni, favorendo anche l’uso di modalità di lavoro ibride per garantire maggiore flessibilità.