L’Unione Europea compie un passo decisivo verso l’obiettivo “inquinamento zero” con l’adozione di una nuova Direttiva che modifica le norme storiche sulla protezione delle acque superficiali e sotterranee. Il provvedimento introduce standard di qualità più rigorosi per una vasta gamma di inquinanti emergenti, tra cui PFAS, prodotti farmaceutici e bisfenoli, imponendo agli Stati membri un monitoraggio più frequente e l’adozione di tecnologie digitali avanzate.

Di cosa tratta:

La nuova legislazione nasce dalla necessità di aggiornare le precedenti direttive (2000/60/CE, 2006/118/CE e 2008/105/CE) alla luce delle più recenti evidenze scientifiche sulla tossicità di molte sostanze chimiche. Sebbene la gestione delle acque in Europa abbia portato a miglioramenti, oltre la metà dei corpi idrici è ancora soggetta a esenzioni e pressioni significative dovute a inquinamento agricolo, industriale e ai cambiamenti climatici.

I punti cardine della riforma includono:

  • Ampliamento delle sostanze prioritarie: vengono inclusi nuovi inquinanti critici come i PFAS, vari prodotti farmaceutici (tra cui antibiotici e ormoni) e il bisfenolo A, designato come sostanza pericolosa prioritaria;
  • Priorità al controllo alla fonte: la direttiva sottolinea che la riduzione dell'inquinamento deve avvenire preferibilmente dove viene generato (progettazione chimica, processi produttivi), integrando la tutela delle acque con le altre normative settoriali dell'UE;
  • Definizione di deterioramento: viene chiarito che il deterioramento dello stato di un corpo idrico si verifica quando anche solo uno degli elementi di qualità scende di una classe, rafforzando la protezione legale contro nuovi progetti impattanti;
  • Approccio “One Health”: si riconosce il legame indissolubile tra salute umana, animale e ambientale, includendo per la prima volta negli elenchi di controllo indicatori relativi alla resistenza agli antimicrobici e alle microplastiche.

Indicazioni operative:

Il nuovo quadro normativo richiede un cambio di passo nella gestione operativa e nel monitoraggio ambientale:

  • Monitoraggio potenziato e frequente: gli Stati Membri devono ora mettere a disposizione del pubblico e dell'Agenzia Europea dell'Ambiente (AEA) i dati sulla qualità chimica ogni due anni e quelli biologici ogni tre anni;
  • Digitalizzazione delle tecniche: è fortemente incoraggiato l'uso di strumenti innovativi come il telerilevamento satellitare (servizi Copernicus), sensori in situ e l'intelligenza artificiale per un monitoraggio continuo e preciso della qualità dell'acqua;
  • Gestione dei progetti e verifiche ex-post: per i nuovi progetti che hanno impatti negativi a breve termine (entro 1-3 anni), è obbligatoria una valutazione ex-ante affidabile seguita da una verifica ex-post per confermare il ripristino delle condizioni del corpo idrico,
  • Armonizzazione dei valori soglia: per le acque sotterranee, vengono stabiliti valori soglia armonizzati a livello UE per diverse sostanze (come i prodotti attivi farmaceutici fissati a 2,5 µg/l), riducendo la disparità tra i singoli Stati membri.

Conclusioni e prossime tappe:

Il Consiglio dell’Unione europea ha adottato formalmente il testo il 17 febbraio 2026, ma questo è ancora un atto nel corso dell’iter legislativo. Infatti, l’approvazione definitiva richiede il voto finale del Parlamento europeo, previsto entro fine marzo 2026.Una volta pubblicata, gli Stati membri avranno tempo fino al 21 dicembre 2027 per recepire le nuove norme nei propri ordinamenti nazionali.

Molte delle disposizioni più rilevanti, come i nuovi standard di qualità per le sostanze identificate di recente (tra cui vari PFAS e prodotti farmaceutici), inizieranno ad avere effetto a decorrere dal 22 dicembre 2027.

Entro dicembre 2027 dovranno essere definiti i programmi di monitoraggio supplementari, seguiti da programmi preliminari di misure entro il 2030, per raggiungere il buono stato chimico entro il 2039 per le nuove sostanze.

Inoltre, entro 36 mesi la Commissione presenterà una relazione sulla possibilità di introdurre un meccanismo di responsabilità estesa del produttore per coprire i costi dei monitoraggi.

L'impegno richiesto è elevato, ma essenziale per garantire la resilienza idrica del continente di fronte alle sfide ambientali del prossimo decennio.


Per maggiori approfondimenti si rimanda al sito del Consiglio dell’Unione Europea.