Turni notturni e salute: quando l’orologio biologico gioca contro
A cura della redazione
Il lavoro a turni e notturno, quando disallinea cronicamente i ritmi circadiani, può creare condizioni biologiche favorevoli alla crescita tumorale e indebolire la risposta immunitaria. La prevenzione passa da turnazioni più prevedibili, illuminazione adeguata, sorveglianza sanitaria mirata e una comunicazione trasparente del rischio, con riferimento al quadro normativo italiano ed europeo su orario di lavoro e salute e sicurezza.
Cosa tratta :
Il lavoro a turni, soprattutto quello notturno e irregolare, non è soltanto una sfida organizzativa: può alterare profondamente il nostro orologio interno, con conseguenze che la ricerca sta collegando anche alla crescita e alla diffusione di alcuni tumori. Nuovi studi su modelli animali indicano che una prolungata interruzione dei ritmi circadiani crea un terreno biologico più favorevole alla malattia: il sistema immunitario finisce per “abbassare la guardia”, mentre le cellule tumorali accelerano. È un messaggio che riguarda sanità, trasporti, logistica, servizi essenziali e tutte le realtà in cui la continuità h24 è la regola.
Dall’orologio interno alla risposta immunitaria
Il cuore della questione è la sincronizzazione tra luce-buio, sonno-veglia, ormoni e metabolismo. Quando i turni ruotano in modo imprevedibile, il cervello riceve segnali contrastanti e fatica a mantenere l’omeostasi. In condizioni di cronica desincronizzazione, la cascata di effetti include infiammazione di basso grado, alterazioni nella produzione di melatonina e cortisolo e un rimodellamento della risposta immunitaria: una combinazione che, secondo i dati sperimentali, può facilitare la crescita tumorale e la sua capacità di diffondersi in altri organi. È importante sottolinearlo: non significa che il turno notturno “causi” automaticamente il cancro, ma che può aumentare il rischio in presenza di altri fattori, personali e ambientali.
Cosa ci dicono gli studi
In laboratorio, quando gli animali vengono esposti a cicli luce-buio disallineati rispetto al giorno-notte, i tumori insorgono prima, crescono più rapidamente e appaiono più aggressivi. L’elemento più interessante è che non tutto dipende dalla velocità di crescita delle cellule tumorali: sembra contare soprattutto la “resa” del sistema immunitario, meno pronto a riconoscere e contrastare le cellule anomale. Alcuni gruppi di ricerca stanno valutando se bloccare specifici recettori che frenano l’attività immunitaria possa invertire almeno in parte il fenomeno. Il passaggio all’uomo richiederà studi clinici, ma apre piste concrete per proteggere lavoratrici e lavoratori con orari irregolari.
Il quadro epidemiologico e le implicazioni per il rischio
Le evidenze sull’uomo, raccolte in decenni di indagini tra lavoratori e lavoratrici a turni, descrivono un’associazione tra lavoro notturno prolungato e incremento del rischio per alcuni tumori, in particolare quello della mammella. La comunità scientifica considera i meccanismi biologici plausibili e coerenti: squilibri ormonali, stress cronico, qualità del sonno degradatta, dieta disordinata, minore attività fisica e, non ultimo, fattori organizzativi che moltiplicano la fatica. Per la prevenzione aziendale questo si traduce in un compito chiaro: progettare turnazioni che riducano il disallineamento circadiano e affiancare misure di promozione della salute, dalla corretta illuminazione ai percorsi di sorveglianza sanitaria mirata.
Progettare turni “più umani”
Non tutti i turni sono uguali. Le rotazioni in avanti (mattino–pomeriggio–notte) risultano di norma più tollerabili delle rotazioni all’indietro, perché seguono la naturale tendenza dell’organismo a “slittare” verso orari più tardivi. Limitare le notti consecutive, garantire intervalli di recupero reali e prevedere calendari stabili aiuta a contenere jet lag sociale e debito di sonno. Anche l’illuminazione di ambienti e postazioni ha un ruolo: luci più fredde e intense nelle prime ore del turno notturno per sostenere la vigilanza; illuminazione attenuata nelle fasi finali per facilitare il rientro al riposo, senza compromettere la sicurezza. Gli spazi per pause brevi ma strutturate e indicazioni pratiche su alimentazione, idratazione e attività motoria completano l’architettura preventiva.
Sorveglianza sanitaria e comunicazione del rischio
Il medico competente è il perno per intercettare precocemente segnali di maladattamento: disturbi del sonno, pressione arteriosa instabile, alterazioni metaboliche, livelli di stanchezza incompatibili con la sicurezza. Il dialogo con RSPP, HSE e preposti deve essere costante e bidirezionale, integrando i dati clinici (nel rispetto della privacy) con quelli organizzativi: assenze, infortuni, near miss, cambi non programmati. Una comunicazione trasparente con i lavoratori, fatta di incontri brevi e regolari, aiuta a condividere strumenti di auto-monitoraggio, a segnalare criticità e a costruire fiducia. Anche l’accesso ai programmi di screening previsti per età e genere va facilitato, con orari compatibili alla turnazione.
Non è un destino: prevenzione e qualità del lavoro
Il messaggio conclusivo è pragmatico: il lavoro a turni resterà necessario in molti settori, ma può essere organizzato in modo da ridurre i rischi. La prevenzione qui non coincide con un singolo gesto, bensì con un insieme di scelte coerenti: pianificazione dei turni, ergonomia della luce, formazione mirata, sorveglianza sanitaria di qualità e indicatori che misurino davvero la fatica. È una strada che porta benefici non solo alla salute, ma anche alla continuità operativa e alla qualità del servizio.
COSA DICE LA LEGGE
Quadro UE. La Direttiva 2003/88/CE disciplina l’organizzazione dell’orario di lavoro, definendo periodo notturno (almeno 7 ore consecutive comprendenti l’intervallo tra mezzanotte e le 5) e lavoratore notturno, con limiti e tutele specifiche. La Direttiva 89/391/CEE impone al datore di lavoro la valutazione di tutti i rischi e l’adozione di misure preventive, inclusi quelli legati alla turnazione.
Recepimento italiano. Il D.Lgs. 66/2003 recepisce la 2003/88/CE: stabilisce definizioni di periodo notturno e lavoratore notturno, limiti all’impiego e obblighi di tutela, comprese verifiche sanitarie preventive e periodiche per i lavoratori notturni e misure di cambio mansione in caso di inidoneità.
Testo Unico Salute e Sicurezza. Il D.Lgs. 81/2008 richiede la valutazione di tutti i rischi (art. 28), la programmazione della prevenzione nell’organizzazione del lavoro (art. 15), e la sorveglianza sanitaria (art. 41) affidata al medico competente, con giudizi di idoneità e indicazioni su limitazioni/precauzioni. La gestione di turni e tempi di recupero rientra tra gli obblighi organizzativi del datore di lavoro (art. 18), in coordinamento con RSPP, medico competente e RLS.
Privacy e dati sanitari. I dati raccolti nella sorveglianza sanitaria sono trattati dal medico competente nel rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali; al datore di lavoro sono trasmesse solo informazioni aggregate e giudizi di idoneità.
INDICAZIONI OPERATIVE
1. Integrare nel DVR un capitolo specifico su rischi da turnazione e desincronizzazione circadiana, con indicatori oggettivi (notti consecutive, rotazioni, ore di recupero, cambi turno a breve preavviso).
2. Progettare rotazioni in avanti con calendario stabile; limitare a 2–3 le notti consecutive; garantire almeno 11 ore di riposo tra i turni e finestre di recupero settimanale effettive.
3. Impostare l’illuminazione: luce più intensa e fredda nelle prime ore del turno notturno; livelli più bassi nelle fasi finali, sempre nel rispetto dei requisiti di sicurezza visiva.
4. Strutturare pause brevi e regolari; predisporre spazi idonei al riposo breve dove consentito dalle procedure.
5. Coordinare con il medico competente sorveglianza sanitaria mirata ai lavoratori notturni, con attenzione a disturbi del sonno, fattori metabolici e idoneità alla mansione.
6. Facilitare l’accesso agli screening preventivi previsti dalle linee guida nazionali, compatibilmente con gli orari dei turnisti.
7. Formare preposti e lavoratori su igiene del sonno, gestione della luce, alimentazione durante i turni, uso corretto della caffeina e segnalazione precoce di sintomi.
8. Monitorare indici di fatica: straordinari notturni, cambi turno tardivi, near miss e infortuni correlati all’attenzione; attivare correttivi automatici quando le soglie vengono superate.
9. Valutare l’impatto dei contratti di appalto/subappalto sulla turnazione per garantire standard omogenei di tutela lungo la filiera.
10. Inserire KPI di salute e sicurezza legati alla qualità della turnazione nei riesami periodici della direzione.
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