La rivoluzione della quiet ambition mette al centro la salute mentale, ponendo in secondo piano la carriera intensa come scalata professionale. Il successo, per le nuove generazioni, non è dato dalla posizione raggiunta, ma da raggiungimento dell’equilibro vita-lavoro.

Cosa tratta:

Fra i rischi emergenti da trattare in ambito di prevenzione, i rischi psicosociali costituiscono ormai una priorità.

Ciò è dovuto in parte al progresso della tecnica, che ha ridotto rischi più “classici” grazie a processi automatizzati, macchinari con sistemi di protezioni sempre più impenetrabili ed efficaci. Dall’altro lato, aumenta il livello di stress dei lavoratori a causa di vari fattori, fra cui:

  • la rapida evoluzione del mondo del lavoro e degli strumenti utilizzati;
  • la necessità di rispondere sempre più rapidamente a requisiti che mutano di giorno in giorno;
  • l’aumento di casi di molestie e violenze sul luogo di lavoro;
  • la percezione di controllo sul proprio lavoro;
  • l’isolamento in attività da remoto o su impianti che richiedono sempre meno operatori.

La rivoluzione della quiet ambition

L’evoluzione del mondo del lavoro vedo anche fenomeni come la quiet ambition (ambizione silenziosa), che riguarda soprattutto le nuove generazioni che si affacciano al mondo del lavoro. La salute mentale diventa una priorità imprescindibile, che fa sì che alcuni giovani rinuncino alla scalata professionale e non ambiscano a fare carriera, raggiungendo posizioni di responsabilità, per non compromettere il proprio benessere.

Il successo non è più legato alla posizione ricoperta o al salario, ma piuttosto al raggiungimento dell’equilibrio fra la vita personale e il lavoro, evitando pressioni e condizioni di stress in ambito lavorativo.

Le nuove generazioni preferiscono posti di lavoro che:

  • favoriscono l’equilibrio vita-lavoro;
  • mettono al centro il benessere mentale dei lavoratori;
  • permettono modalità di lavoro ibrido;
  • offrono servizi di supporto psicologico e spazi di aggregazione.

I vantaggi della gestione dei rischi psicosociali

Come sappiamo, effettuare una valutazione attenta dei rischi psicosociali e dello stress lavoro-correlato permette di prevenire patologie mentali e di mantenere un livello di efficienza maggiore nei processi, non presentandosi tutti quei fenomeni che costituiscono campanelli d’allarme, come l’assenteismo o l’aumento dei giorni di malattia richiesti.

Favorire un ambiente dove il benessere mentale è una priorità, permette inoltre di attirare talenti ed evitare un turnover eccessivo dei lavoratori, che non costituisce solo un costo, ma può incrementare il rischio di infortuni. Dovendo continuamente formare nuovo personale, è più probabile che avvengano incidenti dovuti all’inesperienza o alla carenza di personale.

Conclusioni

Non è possibile ignorare come stiano evolvendo mondo del lavoro e priorità delle persone: i rischi psicosociali devono essere affrontati al pari degli altri pericoli presenti sul luogo di lavoro, per prevenire infortuni ed incidenti, mantenere un’alta efficienza e favorire l’integrazione delle nuove tecnologie e la collaborazione fra le diverse generazioni.

COSA DICE LA LEGGE

  • Decreto Legislativo 81/2008 (Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro): l’art. 28 stabilisce l’obbligo di valutare tutti i rischi, incluso lo stress lavoro‑correlato.
  • Piano Nazionale della Prevenzione (2020–2025): include azioni di monitoraggio e standard di intervento per prevenire rischio psicosociale e stress correlato al lavoro.
  • Linee Guida INAIL per la valutazione del rischio da stress lavoro‑correlato, aggiornamento 2025 con l’aggiunta del modulo integrativo per smart working e digitalizzazione.
  • Legge 198/2025 (conversione D.L. 159/2025).

INDICAZIONI OPERATIVE

  1. Aggiornare periodicamente il DVR, includendo rischi psicosociali, tecnostress, isolamento, rischio molestie e aggressioni.
  2. Effettuare la valutazione del rischio stress lavoro-correlato, con le metodologie riconosciute e le frequenze opportune per il livello di rischio dell’organizzazione.
  3. Erogare formazione specifica per i lavoratori sul benessere mentale.
  4. Implementare programmi di supporto psicologico e sportelli di ascolto.
  5. Monitorare gli eventi sentinella e gli indicatori sul clima aziendale.
  6. Prevedere forme di lavoro flessibili, ibride, che favoriscano l’equilibrio vita-lavoro.

Per approfondire: