Le industrie energivore europee hanno ridotto significativamente le emissioni negli ultimi due decenni, ma i progressi si sono arrestati. Resta essenziale arrivare ad una trasformazione industriale profonda resta, per raggiungere la decarbonizzazione, gli obiettivi di inquinamento zero, promuovendo l’economia circolare.

Cosa tratta:

Un recente trattato dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) analizza le tendenze di emissioni delle industrie energivore europee negli ultimi 20 anni, evidenziando sia i progressi ottenuti che il recente rallentamento dovuto a fattori strutturali ed economici. L’analisi si inserisce nel quadro del Clean Industrial Deal (CID) e mostra come decarbonizzazione, economia circolare ed elettrificazione rappresentino strumenti chiave per ridurre emissioni, costi sanitari e dipendenze energetiche.

Principali evidenze

Nell’UE, un contributo importante alle emissioni in atmosfera deriva dalle industrie energivore (acciaio, cemento, chimica, carta, vetro, alluminio), che rappresentano oltre 60% dei consumi energetici del manifatturiero europeo. Queste imprese non solo determinano una percentuale rilevante delle emissioni di gas a effetto serra, ma anche di altri inquinanti.

Negli ultimi 20 anni le emissioni di gas serra dalle industrie energivore sono diminuite del 42%; riduzioni simili riguardano:

  • SOx (-63%);
  • dossine (-62/63%);
  • nickel (-64%);
  • NOx (-55%).

A partire dal 2020, però, la diminuzione delle emissioni è stata fortemente legata al calo della produzione e del valore aggiunto prodotto (GVA) nel continente, un segnale che evidenzia come i miglioramenti tecnologici attuali non siano sufficienti.

Si stima che i costi legati all’inquinamento, principalmente per gli impatti sanitari, raggiungano i 73 miliardi di euro l’anno, una cifra che nel tempo rimane elevata.

Sfide e opportunità

Nello scenario attuale di crisi energetica a livello europeo, le imprese energivore si trovano ad essere maggiormente vulnerabili, con costi sempre più elevati e una domanda debole, rendendo difficile pensare ad investimenti per migliorare le prestazioni ambientali.

In questo contesto, l’elettrificazione, l’economia circolare e l’impiego di materie prime seconde sono individuate come vie prioritarie per la trasformazione industriale e la mitigazione delle emissioni.

Per questo motivo, il CID prevede piani d’azione specifici per settore per rafforzare competitività e indipendenza tecnologica, integrando decarbonizzazione e innovazione.

Conclusioni

Il rapporto EEA mostra chiaramente che, nonostante i progressi degli ultimi due decenni, l’Europa ha bisogno di una trasformazione industriale più profonda per raggiungere gli obiettivi di inquinamento zero, decarbonizzazione ed economia circolare.

La semplice applicazione delle normative esistenti non sarà sufficiente: occorrono innovazioni nei processi produttivi, maggiore elettrificazione, uso di materiali riciclati e investimenti mirati. L’adozione di tali misure porterà benefici non solo ambientali, ma anche economici e sanitari, riducendo i costi sociali dell’inquinamento e rafforzando la competitività europea.

COSA DICE LA LEGGE

Il quadro normativo europeo di riferimento richiamato implicitamente e direttamente dal briefing comprende:

  • Clean Industrial Deal (CID): iniziativa UE che definisce strategie e piani settoriali per supportare decarbonizzazione e competitività delle industrie energivore.
  • European Climate Law (Regolamento (UE) 2021/1119 sulla neutralità climatica). Stabilisce per legge l’obiettivo della neutralità climatica al 2050 e la riduzione delle emissioni di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.
  • EU Emissions Trading System – EU ETS (Sistema di Scambio di Quote di Emissione).
  • Effort Sharing Regulation – ESR (Regolamento (UE) 2023/857 sulla Condivisione degli Sforzi).

INDICAZIONI OPERATIVE

  1. Effettuare monitoraggi continui delle emissioni;
  2. Predisporre piani di riduzione delle emissioni coerenti con gli obiettivi UE (inquinamento zero e decarbonizzazione)
  3. Implementare modelli di economia circolare, come l’uso di materie prima seconde, derivati ad esempio da recupero o riciclo, e la riduzione degli scarti produttivi o il riutilizzo di quest’ultimi.
  4. Analizzare i consumi energetici e identificare piani di ottimizzazione ed efficientamento dell’uso delle risorse.
  5. Valutare l’installazione di impianti per l’autoproduzione di energia (fotovoltaico, cogenerazione), per coprire pare della domanda.