EU-OSHA: lo stigma sulla salute mentale come rischio organizzativo
A cura della redazione
Un recente articolo pubblicato da EU-OSHA richiama l’attenzione su un problema che, nonostante la maggiore esposizione pubblica del tema salute mentale, continua a incidere in modo concreto sulla vita lavorativa: il pregiudizio verso chi manifesta un disagio psicologico o una condizione di salute mentale.
Di cosa tratta:
Lo stigma legato alla salute mentale è un insieme di stereotipi, pregiudizi e comportamenti discriminatori verso chi manifesta (o potrebbe manifestare) un disagio psicologico. In ambito lavorativo, questo fenomeno incide direttamente sulla prevenzione dei rischi psicosociali, ostacolando emersione, gestione e intervento.
Lo stigma sul lavoro non nasce solo da convinzioni individuali, ma è alimentato anche dal contesto organizzativo. In ambienti fortemente orientati alla performance, alla disponibilità costante e al controllo, parlare di stress, ansia o depressione può essere percepito come un segnale di debolezza o di inaffidabilità. Da qui derivano conseguenze molto concrete: esitazione nel chiedere supporto, timore di rendere nota la propria condizione, rinuncia agli accomodamenti organizzativi e difficoltà nei percorsi di rientro al lavoro.
EU-OSHA collega questo fenomeno anche ai dati più generali raccolti con OSH Pulse 2025, che mostrano come la salute mentale resti un tema sensibile nei luoghi di lavoro europei. Il 29% dei lavoratori nell’UE ha dichiarato di aver sperimentato stress, depressione o ansia legati al lavoro, mentre una quota rilevante teme ancora che parlare apertamente di problemi di salute mentale possa avere effetti negativi sulla carriera.
L’Agenzia segnala, inoltre, che quasi la metà dei lavoratori europei pensa che la divulgazione di tali problemi possa danneggiare il percorso professionale, anche se ci sono delle differenze tra i vari Paesi. In alcuni contesti nazionali i lavoratori dichiarano maggiore agio nel parlare con superiori e manager, mentre in altri prevale ancora la paura che la rivelazione di un problema di salute mentale comporti etichette, perdita di credibilità o rallentamenti di carriera. Questo conferma che lo stigma ha anche una dimensione culturale, oltre che organizzativa.
L’analisi evidenzia, inoltre, un errore ricorrente: attribuire i problemi di salute mentale esclusivamente a fragilità individuali. Al contrario, le evidenze collegano tali condizioni ai rischi psicosociali (carichi eccessivi, scarsa autonomia, mancanza di supporto, insicurezza lavorativa), rafforzando la necessità di un approccio organizzativo.
Indicazioni operative:
- Integrare la valutazione dei rischi psicosociali nel DVR, includendo esplicitamente il tema dello stigma;
- Promuovere formazione specifica su salute mentale per dirigenti e preposti;
- Attivare canali sicuri e riservati per la segnalazione di disagio psicologico;
- Favorire una cultura organizzativa inclusiva, riducendo linguaggi e comportamenti stigmatizzanti;
- Coinvolgere il medico competente e le figure della prevenzione nella gestione dei casi;
- Monitorare indicatori indiretti (assenze, turnover, calo performance) come possibili segnali precoci;
- Introdurre policy aziendali chiare su non discriminazione e supporto ai lavoratori con disagio psicologico.
Conclusioni:
Lo stigma legato alla salute mentale si configura come un rischio psicosociale a tutti gli effetti, in quanto incide sui comportamenti organizzativi, ostacola la segnalazione delle criticità e limita l’accesso alle misure di tutela. Non intervenire su questo aspetto significa accettare un contesto in cui il disagio resta sommerso, con effetti diretti su infortuni, errori operativi, assenteismo e riduzione della performance.
Le evidenze richiamate da EU-OSHA indicano che la sola sensibilizzazione non è sufficiente: il superamento dello stigma richiede un’integrazione strutturale nei sistemi di gestione della salute e sicurezza, in particolare nella valutazione e gestione dei rischi psicosociali. Procedure chiare, leadership formata e modelli organizzativi inclusivi incidono sulla capacità dell’organizzazione di intercettare precocemente il rischio e garantire condizioni di lavoro sostenibili nel tempo.
Per maggiori approfondimenti è possibile consultare l’articolo sul sito OSH-WIKI.
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