INAIL ha pubblicato una scheda informativa in cui propone un breve focus dedicato al contesto specifico e ai rischi per gli operatori del settore derivanti dall’impiego di sostanze e miscele pericolose e all’esposizione ad agenti biologici

 

Cosa tratta?

Le attività di restauro riguardano opere e beni eterogeni, edifici storici e reperti archeologici, pitture e mosaici, opere in metallo e materiali cartacei, tessuti ed elementi di arredo. Gli operatori del settore si trovano, quindi, a intervenire su materiali diversi e inseriti in vari contesti ambientali, esposti a rischi lavorativi difficili da circoscrivere.

Per quanto attiene ai contesti ambientali, l’attività del restauratore di beni culturali si svolge prevalentemente:

  • al chiuso (indoor): in una struttura intesa come completa e organizzata (studio, laboratorio, archivio, sale di esposizione, museo o simili), in condizioni microclimatiche, generalmente, stabili nel tempo;
  • all’aperto (outdoor): all’interno di scavi archeologici, anche in ambienti delimitati, o cantieri, in aree rurali, agricole, naturali o urbane, dove è frequente che venga svolta anche attività in quota, su ponteggi o trabattelli;
  • in ambiente misto: chiuso e aperto.

Pericoli di natura biologica

Tessuti, carta, legno, marmi, pigmenti organici, resine, colle, stucchi, intonaci, solventi, ecc. sono materiali che offrono un’ampia gamma di substrati nutritivi organici e inorganici per la crescita delle popolazioni microbiche naturali, ubiquitarie, rappresentate per lo più da batteri e microfunghi decompositori (saprofiti).

Per Biorestauro si intende il trattamento di restauro (pulitura, protezione, conservazione, consolidamento) per il recupero di opere d’arte degradate attraverso l’utilizzo dei processi naturali di degradazione della sostanza organica e inorganica operati dai microrganismi e dai loro enzimi.

Gli agenti microbici impiegati sono isolati da matrici ambientali e selezionati in base alla loro abilità di rimuovere dall’opera depositi o residui di sostanze organiche o inorganiche (pulitura), precipitare carbonato di calcio (consolidamento), patinare il metallo (anticorrosione), svolgere attività ad esempio fungicida (attività biocida).

Il personale che esegue attività di restauro entra in contatto con una ampia varietà di organismi viventi tra i quali, potenzialmente, possono essere presenti anche agenti pericolosi per la salute del lavoratore in grado di causare infezioni, sensibilizzazioni/allergie, effetti tossici.

Pericoli di natura chimica

Nelle operazioni di restauro trovano largo impiego numerose miscele chimiche, tra cui solventi, saponi, vernici, smalti, resine, enzimi, biocidi, consolidanti, adesivi, stucchi e additivi, protettivi e composti sequestranti. Tali miscele possono contenere sostanze appartenenti a diverse classi chimiche dotate di pericolosità intrinseca con potenziali impatti sulla salute e la sicurezza sul lavoro, quali: composti organici volatili (COV), tra cui gli idrocarburi aromatici (benzene, toluene, xilene); composti organoclorurati (inclusi i policlorobifenili - PCB) e metalli pesanti.

Inoltre, le operazioni di restauro di manufatti o opere murarie possono generare fumi e polveri nei casi in cui si eserciti un’azione meccanica sugli stessi, il particolato aerodisperso può avere diversa natura (polveri inerti o fastidiose, polveri di cemento, polveri di legno ecc.).

Le vie di esposizione per gli operatori agli agenti chimici sin qui menzionati sono, prevalentemente, la inalatoria e la dermica.

 

Cosa dice la legge?

  • Dlgs. 81/08 Titolo IX protezione da sostanze pericolose e Titolo X protezione da agenti biologici.

 

Indicazioni operative

Il contenimento dell’esposizione dai principali percoli di natura biologica può avvenire mediante:

  • confinamento delle attività a rischio di dispersione di particolato;
  • utilizzo di Dispositivi di protezione collettiva (aspirazione localizzata di polveri, ventilazione generale);
  • utilizzo di indumenti di lavoro;
  • utilizzo di DPI per la protezione di mani, occhi e vie aeree;
  • adozione di procedure di sicurezza (ad es., buone prassi per le attività di laboratorio);
  • attuazione di misure generali per la prevenzione del rischio biologico negli ambienti indoor (controllo condizioni microclimatiche, evitare affollamento, regolare manutenzione di locali e impianti, frequente lavaggio delle mani, igiene delle superfici e delle aree di lavoro, formazione);
  • adozione di procedure di sicurezza, ad es. nell’impiego delle attrezzature di lavoro, nella gestione degli indumenti di lavoro;
  • informazione e formazione;
  • sorveglianza sanitaria (individuazione dei lavoratori allergici).

Il contenimento dell’esposizione dai principali percoli di natura chimica può avvenire mediante:

  • rispetto delle norme di igiene;
  • utilizzo di Dispositivi di protezione collettiva (ventilazione generale, aspirazione localizzata alla sorgente di emissione);
  • utilizzo di DPI per la protezione di corpo, occhi e viso, mani e vie respiratorie.
  • informazione e formazione;
  • sorveglianza sanitaria (individuazione dei lavoratori allergici).