La nuova frontiera della protezione respiratoria
A cura della redazione
La gestione della protezione delle vie respiratorie evolve verso un sistema strutturato: identificazione dei rischi, scelta ragionata degli APVR, fit test, manutenzione e formazione diventano parti di un Programma di Protezione Respiratoria aziendale. Le nuove indicazioni tecniche e la crescente complessità delle lavorazioni impongono processi organizzati e digitali, capaci di garantire continuità, tracciabilità ed efficacia.
Cosa tratta :
La protezione delle vie respiratorie non è più un ambito relegato agli ambienti industriali “tradizionali”. Oggi interessa cantieri, laboratori, manutenzioni impiantistiche, servizi di emergenza, attività di logistica e perfino aziende che non avrebbero mai immaginato di doversi confrontare con atmosfere potenzialmente pericolose. La crescente complessità delle lavorazioni, l’introduzione di nuove sostanze chimiche e la diffusione di micro‑inquinanti rendono necessario un approccio più maturo, strutturato e digitale alla scelta, all’uso e alla gestione degli APVR – Apparecchi di Protezione delle Vie Respiratorie.Le nuove indicazioni tecniche introdotte a livello nazionale ed europeo stanno trasformando la materia in un vero e proprio “programma aziendale”, dove nulla può essere lasciato al caso: non basta consegnare una maschera, serve costruire un sistema che integri valutazione del rischio, formazione, addestramento, manutenzione e tracciabilità. È un cambio di paradigma che richiede cultura, metodo e strumenti di gestione affidabili, spesso digitali.
Un approccio sistemico
Il cuore della nuova impostazione è il Programma di Protezione delle Vie Respiratorie (PPVR), un insieme di attività strutturate che permette alle aziende di controllare in modo ordinato i rischi respiratori. È un passaggio fondamentale, perché sposta l’attenzione dal semplice DPI alla sua gestione nel tempo: scelta mirata, controlli, manutenzione, addestramento e verifica delle prestazioni.Il responsabile del programma – spesso individuato fra le figure tecniche interne, come RSPP o addetti designati – ha il compito di coordinare tutto il processo, garantendo che dispositivi, procedure e competenze siano sempre aggiornati. Per molte realtà è la prima volta che la protezione respiratoria viene trattata con un simile livello di profondità, ma i benefici sono immediati: meno errori, maggiore consapevolezza, uso corretto dei dispositivi e interventi più efficaci in caso di emergenza.
Scegliere l’APVR giusto non è mai banale
La scelta di un APVR richiede molto più che leggere un catalogo. Le aziende devono partire da una valutazione tecnica e documentata: natura degli inquinanti, concentrazione prevedibile, rischio di atmosfere con carenza di ossigeno, temperatura, umidità, compatibilità con altri DPI, possibilità di comunicare, libertà di movimento, necessità di interventi di emergenza.È un percorso che mette in luce un punto spesso ignorato: non tutti gli APVR proteggono allo stesso modo, e un dispositivo scelto male può essere peggiore di nessun dispositivo. La normativa impone l’uso di criteri come fattore di protezione necessario, limiti dei filtri, prestazioni dichiarate dal fabbricante e idoneità del facciale sul volto del portatore.In molti casi, soprattutto quando i contaminanti sono sconosciuti o l’atmosfera potrebbe diventare rapidamente pericolosa, la soluzione deve essere un APVR isolante. Più complesso, certo, ma fondamentale per non esporre i lavoratori a rischi invisibili e spesso sottovalutati.
Fit test: quando la protezione è davvero efficace
Il tema del corretto adattamento è uno dei pilastri del PPVR. Non esiste protezione se la maschera non aderisce perfettamente al volto: barba, cicatrici, trucco, occhiali non compatibili possono compromettere la tenuta.Le procedure standardizzate – fit test qualitativo o quantitativo – diventano quindi indispensabili. È un passaggio che, se ben organizzato, permette di evitare errori banali e allo stesso tempo aumenta la fiducia dei lavoratori nei dispositivi che indossano.Anche in questo caso, la digitalizzazione sta aiutando molto: registrazione delle prove, tracciabilità delle taglie, programmazione dei controlli e integrazione con la formazione rendono il processo più fluido e accessibile.
Gestione, manutenzione e tracciabilità: il DPI non è mai “solo un DPI”
Un APVR funziona solo se mantenuto correttamente. Guarnizioni, valvole, filtri, bombole e componenti meccanici richiedono verifiche periodiche e registrazioni puntuali.La normativa prevede che le aziende conservino documentazione su:
- filtri installati,
- limiti di utilizzo,
- manutenzioni eseguite,
- autonomia degli apparecchi isolanti,
- formazione e addestramento del personale.
Tutto ciò è difficilmente gestibile in forma cartacea. Le aziende che stanno digitalizzando inventari, scadenze e registrazioni ottengono un vantaggio immediato: meno errori, meno dimenticanze, meno rischi.
Formazione e addestramento: il vero moltiplicatore di sicurezza
La protezione delle vie respiratorie è tra i DPI che richiede maggiore formazione: concetti tecnici, rischi chimici, funzionamento dei filtri, controllo della tenuta, cambi di emergenza, procedure di indossamento e guida durante gli interventi. La formazione teorica deve essere affiancata da addestramento pratico, con simulazioni realistiche e prove ripetute nel tempo. Non è un dettaglio: nella maggior parte degli incidenti analizzati negli ultimi anni, il problema non era il DPI in sé, ma il suo uso scorretto o tardivo.Anche qui, l’uso di piattaforme digitali permette di mantenere aggiornate le competenze, tracciare le presenze, programmare refresh periodici e monitorare il livello di preparazione dei singoli lavoratori.
Un nuovo modo di intendere la prevenzione
La protezione delle vie respiratorie è un ambito dove l’approccio tradizionale non funziona più. Serve organizzazione, serve metodo e serve una gestione intelligente, che sfrutti strumenti digitali, automatismi e sistemi integrati.Non si tratta solo di rispettare la normativa: significa costruire un ambiente in cui la sicurezza respiratoria diventa parte naturale del lavoro, non un obbligo.
Un ambiente in cui i lavoratori sanno cosa fare, come farlo e perché è importante.
COSA DICE LA LEGGE
- Il Testo Unico D.Lgs. 81/2008 stabilisce l’obbligo di scegliere, fornire e mantenere i DPI in base ai rischi effettivi.
- Le norme tecniche europee definiscono requisiti, prove e prestazioni dei diversi APVR, inclusi filtri, maschere e autorespiratori.
- La legislazione italiana richiede prove di adattabilità (fit test) per i facciali a tenuta, da ripetere periodicamente o quando cambiano condizioni o dispositivi.
- Il datore di lavoro deve documentare scelta, gestione, formazione, manutenzione e controlli, conservando registrazioni e garantendo la tracciabilità.
- Gli APVR devono essere marcati CE ed utilizzati entro limiti e condizioni stabilite dal fabbricante.
INDICAZIONI OPERATIVE
- Valutare con precisione gli inquinanti presenti, la loro concentrazione e le condizioni ambientali, utilizzando strumenti digitali per registrare e aggiornare i dati nel tempo.
- Definire un Programma di Protezione Respiratoria completo: ruoli, procedure d’uso, gestione filtri, addestramento, manutenzione e verifica.
- Implementare sistemi informatizzati per gestire scadenze, controlli, prove di adattamento e manutenzioni, evitando errori e dispersione di informazioni.
- Standardizzare la formazione, affiancando teoria e addestramento pratico, con registrazione automatica dei percorsi formativi.
- Creare procedure semplici e accessibili per la scelta dell’APVR corretto, con criteri preimpostati e verificabili.
- Monitorare costantemente feedback e segnalazioni dei lavoratori, registrandole in un sistema strutturato che permetta interventi tempestivi.
- Introdurre gradualmente soluzioni digitali per migliorare la cultura interna e facilitare l’adozione di comportamenti sicuri.
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