Il Ramadan introduce variazioni nelle condizioni psico-fisiche dei lavoratori che praticano il digiuno, richiedendo una valutazione dei rischi più attenta e misure organizzative adeguate.
L’articolo analizza gli effetti del digiuno sulle attività lavorative, propone un piano operativo per RSPP e HSE Manager e sottolinea l’importanza di strumenti digitali per una gestione efficace, nel pieno rispetto della libertà religiosa.

Cosa tratta :

Il Ramadan è iniziato ieri, e con esso si apre un periodo dell’anno in cui molte aziende si trovano a gestire dinamiche lavorative diverse dal solito. Per migliaia di lavoratori musulmani che vivono e lavorano in Italia, il digiuno dall’alba al tramonto rappresenta un momento di forte spiritualità, ma anche una condizione che può influire in modo significativo sulle energie, sull’attenzione e sulla possibilità di affrontare determinati compiti lavorativi.Per i responsabili della sicurezza, questo periodo diventa un banco di prova importante: comprendere gli effetti del digiuno, valutare eventuali rischi aggiuntivi e predisporre un’organizzazione adeguata permette di tutelare i lavoratori e garantire continuità e qualità operativa, nel pieno rispetto della libertà religiosa.

Il quadro normativo: un obbligo, non una scelta.

La normativa italiana non cita esplicitamente il Ramadan, ma lo ricomprende in modo inequivocabile. L’articolo 28 del D.Lgs. 81/08 impone che la valutazione dei rischi includa tutti i rischi, compresi quelli riferiti a gruppi di lavoratori esposti a condizioni particolari, tra cui differenze di genere, età e provenienza da altri Paesi.
In questo contesto rientrano anche i lavoratori che osservano il digiuno rituale durante il mese sacro: una condizione che, per sua natura, può alterare capacità fisiche e attenzione.Il compito dell’RSPP non è valutare l’adesione religiosa del singolo, ma cogliere gli effetti che questa pratica può produrre sulla salute e sulla sicurezza nell’esecuzione del lavoro, soprattutto in mansioni che richiedono sforzi fisici intensi, esposizione al caldo, utilizzo continuo di DPI, turni esterni o mansioni critiche.

Ramadan e attività lavorativa: come cambia la percezione di fatica e rischio

Il digiuno prolungato comporta alcune modificazioni fisiologiche note: riduzione del livello complessivo di energia disponibile, rischio di disidratazione, calo della glicemia, riduzione della capacità di concentrazione e aumento della sensazione di affaticamento, soprattutto nelle ore pomeridiane.Questi effetti non sono uguali per tutti, ma possono diventare rilevanti nelle attività che prevedono:

  • esposizione al caldo in cantieri, agricoltura, servizi di pulizia esterna, logistica;
  • sforzi fisici continuativi;
  • lavori in quota, in profondità o in ambienti confinati;
  • turni prolungati o intensivi;
  • attività con uso costante di DPI che non consentono un corretto smaltimento del calore.

La combinazione tra digiuno e temperature stagionali può amplificare rischi come colpo di calore, disidratazione, calo di lucidità e perdita momentanea di coscienza, rendendo necessarie misure preventive proporzionate.

L’approccio operativo: un piano d’azione concreto per l’RSPP

In questo periodo dell’anno, la prevenzione non può essere affidata al caso o al buon senso. Serve un piano operativo che integri organizzazione, sorveglianza, formazione e monitoraggio.Una gestione efficace parte da un principio imprescindibile: non si chiede al lavoratore di rinunciare al proprio digiuno, ma si adatta il lavoro alle condizioni che quel digiuno comporta, nel rispetto della normativa e della produttività aziendale.

Una strategia operativa può includere:

  • una riorganizzazione intelligente degli orari, privilegiando le attività più impegnative nelle fasce più fresche e lasciando compiti meno gravosi nelle ore più calde;
  • un dialogo costante con il medico competente, utile a individuare eventuali condizioni personali che richiedono maggiore attenzione o soluzioni personalizzate;
  • la predisposizione di pause adeguate in zone fresche o ombreggiate;
  • una revisione temporanea della distribuzione dei carichi di lavoro, che possa ridurre affaticamento e pressione fisica;
  • una informazione mirata sul rischio caldo, sul riconoscimento precoce dei sintomi e sulle modalità di auto-protezione;
  • procedure codificate per gestire eventuali malori, già integrate nei sistemi aziendali.

È utile ricordare che il clima culturale influenza direttamente la sicurezza: un ambiente di lavoro accogliente e non giudicante favorisce il dialogo e permette ai lavoratori di segnalare tempestivamente disagi, evitando situazioni potenzialmente critiche.

Digitalizzare per prevenire: perché gli strumenti digitali aiutano davvero

Le aziende che gestiscono questi periodi con più efficienza sono quelle che hanno investito in strumenti digitali semplici e diffusi: app di segnalazione dei micro-rischi, software che permettono di rimodulare turni e carichi di lavoro in modo dinamico, piattaforme che raccolgono dati microclimatici in tempo reale e avvisano quando serve attivare misure straordinarie.Senza renderlo mai un obbligo, la digitalizzazione permette una gestione più precisa delle variabili ambientali, più trasparenza nella comunicazione e una capacità di risposta più rapida. Non sostituisce il dialogo umano, ma lo potenzia e lo rende più efficace.

Conclusione: tutela, rispetto e organizzazione sono le chiaviIl Ramadan non è un ostacolo alla sicurezza, se gestito con consapevolezza.

È un periodo che invita le aziende a esercitare ascolto, adattamento e capacità organizzativa.
Nel pieno rispetto del diritto di libertà religiosa, la tutela della salute rimane un valore comune, che trova equilibrio nella valutazione dei rischi, nella riorganizzazione del lavoro e in una cultura aziendale aperta, competente e inclusiva.

COSA DICE LA LEGGE

  • La normativa italiana impone che la valutazione dei rischi consideri tutti i gruppi di lavoratori esposti a condizioni particolari.
  • L’articolo 28 del D.Lgs. 81/08 stabilisce l’obbligo di includere i rischi connessi a differenze di genere, età e provenienza da altri Paesi — ambiti in cui rientrano anche le condizioni derivanti dal digiuno rituale durante il Ramadan.
  • Il datore di lavoro deve quindi adottare misure tecniche, organizzative e procedurali per garantire la tutela della salute dei lavoratori che praticano il digiuno, in collaborazione con medico competente, RSPP e figure operative.

INDICAZIONI OPERATIVE

  1. Identificare, con discrezione e senza formalizzazioni, i lavoratori che osservano il digiuno, per predisporre misure organizzative adeguate.
  2. Rimodulare i turni nelle ore più fresche e programmare attività impegnative in fasce meno critiche.
  3. Garantire pause frequenti in zone ombreggiate o fresche e monitorare condizioni meteo severe.
  4. Condividere con il medico competente eventuali situazioni che richiedono valutazioni personalizzate.
  5. Predisporre una procedura specifica per la gestione dei malori legati a caldo, ipoglicemia e disidratazione.
  6. Utilizzare strumenti digitali per gestire turni, monitorare rischi microclimatici e raccogliere segnalazioni.
  7. Informare i lavoratori sui segnali precoci di malessere e sulle corrette modalità di auto-protezione.