Ramadan 2026 e lavoro: come gestire sicurezza, benessere e organizzazione
A cura della redazione
Il Ramadan introduce variazioni nelle condizioni psico-fisiche dei lavoratori che praticano il digiuno, richiedendo una valutazione dei rischi più attenta e misure organizzative adeguate.
L’articolo analizza gli effetti del digiuno sulle attività lavorative, propone un piano operativo per RSPP e HSE Manager e sottolinea l’importanza di strumenti digitali per una gestione efficace, nel pieno rispetto della libertà religiosa.
Cosa tratta :
Il Ramadan è iniziato ieri, e con esso si apre un periodo dell’anno in cui molte aziende si trovano a gestire dinamiche lavorative diverse dal solito. Per migliaia di lavoratori musulmani che vivono e lavorano in Italia, il digiuno dall’alba al tramonto rappresenta un momento di forte spiritualità, ma anche una condizione che può influire in modo significativo sulle energie, sull’attenzione e sulla possibilità di affrontare determinati compiti lavorativi.Per i responsabili della sicurezza, questo periodo diventa un banco di prova importante: comprendere gli effetti del digiuno, valutare eventuali rischi aggiuntivi e predisporre un’organizzazione adeguata permette di tutelare i lavoratori e garantire continuità e qualità operativa, nel pieno rispetto della libertà religiosa.
Il quadro normativo: un obbligo, non una scelta.
La normativa italiana non cita esplicitamente il Ramadan, ma lo ricomprende in modo inequivocabile. L’articolo 28 del D.Lgs. 81/08 impone che la valutazione dei rischi includa tutti i rischi, compresi quelli riferiti a gruppi di lavoratori esposti a condizioni particolari, tra cui differenze di genere, età e provenienza da altri Paesi.
In questo contesto rientrano anche i lavoratori che osservano il digiuno rituale durante il mese sacro: una condizione che, per sua natura, può alterare capacità fisiche e attenzione.Il compito dell’RSPP non è valutare l’adesione religiosa del singolo, ma cogliere gli effetti che questa pratica può produrre sulla salute e sulla sicurezza nell’esecuzione del lavoro, soprattutto in mansioni che richiedono sforzi fisici intensi, esposizione al caldo, utilizzo continuo di DPI, turni esterni o mansioni critiche.
Ramadan e attività lavorativa: come cambia la percezione di fatica e rischio
Il digiuno prolungato comporta alcune modificazioni fisiologiche note: riduzione del livello complessivo di energia disponibile, rischio di disidratazione, calo della glicemia, riduzione della capacità di concentrazione e aumento della sensazione di affaticamento, soprattutto nelle ore pomeridiane.Questi effetti non sono uguali per tutti, ma possono diventare rilevanti nelle attività che prevedono:
- esposizione al caldo in cantieri, agricoltura, servizi di pulizia esterna, logistica;
- sforzi fisici continuativi;
- lavori in quota, in profondità o in ambienti confinati;
- turni prolungati o intensivi;
- attività con uso costante di DPI che non consentono un corretto smaltimento del calore.
La combinazione tra digiuno e temperature stagionali può amplificare rischi come colpo di calore, disidratazione, calo di lucidità e perdita momentanea di coscienza, rendendo necessarie misure preventive proporzionate.
L’approccio operativo: un piano d’azione concreto per l’RSPP
In questo periodo dell’anno, la prevenzione non può essere affidata al caso o al buon senso. Serve un piano operativo che integri organizzazione, sorveglianza, formazione e monitoraggio.Una gestione efficace parte da un principio imprescindibile: non si chiede al lavoratore di rinunciare al proprio digiuno, ma si adatta il lavoro alle condizioni che quel digiuno comporta, nel rispetto della normativa e della produttività aziendale.
Una strategia operativa può includere:
- una riorganizzazione intelligente degli orari, privilegiando le attività più impegnative nelle fasce più fresche e lasciando compiti meno gravosi nelle ore più calde;
- un dialogo costante con il medico competente, utile a individuare eventuali condizioni personali che richiedono maggiore attenzione o soluzioni personalizzate;
- la predisposizione di pause adeguate in zone fresche o ombreggiate;
- una revisione temporanea della distribuzione dei carichi di lavoro, che possa ridurre affaticamento e pressione fisica;
- una informazione mirata sul rischio caldo, sul riconoscimento precoce dei sintomi e sulle modalità di auto-protezione;
- procedure codificate per gestire eventuali malori, già integrate nei sistemi aziendali.
È utile ricordare che il clima culturale influenza direttamente la sicurezza: un ambiente di lavoro accogliente e non giudicante favorisce il dialogo e permette ai lavoratori di segnalare tempestivamente disagi, evitando situazioni potenzialmente critiche.
Digitalizzare per prevenire: perché gli strumenti digitali aiutano davvero
Le aziende che gestiscono questi periodi con più efficienza sono quelle che hanno investito in strumenti digitali semplici e diffusi: app di segnalazione dei micro-rischi, software che permettono di rimodulare turni e carichi di lavoro in modo dinamico, piattaforme che raccolgono dati microclimatici in tempo reale e avvisano quando serve attivare misure straordinarie.Senza renderlo mai un obbligo, la digitalizzazione permette una gestione più precisa delle variabili ambientali, più trasparenza nella comunicazione e una capacità di risposta più rapida. Non sostituisce il dialogo umano, ma lo potenzia e lo rende più efficace.
Conclusione: tutela, rispetto e organizzazione sono le chiaviIl Ramadan non è un ostacolo alla sicurezza, se gestito con consapevolezza.
È un periodo che invita le aziende a esercitare ascolto, adattamento e capacità organizzativa.
Nel pieno rispetto del diritto di libertà religiosa, la tutela della salute rimane un valore comune, che trova equilibrio nella valutazione dei rischi, nella riorganizzazione del lavoro e in una cultura aziendale aperta, competente e inclusiva.
COSA DICE LA LEGGE
- La normativa italiana impone che la valutazione dei rischi consideri tutti i gruppi di lavoratori esposti a condizioni particolari.
- L’articolo 28 del D.Lgs. 81/08 stabilisce l’obbligo di includere i rischi connessi a differenze di genere, età e provenienza da altri Paesi — ambiti in cui rientrano anche le condizioni derivanti dal digiuno rituale durante il Ramadan.
- Il datore di lavoro deve quindi adottare misure tecniche, organizzative e procedurali per garantire la tutela della salute dei lavoratori che praticano il digiuno, in collaborazione con medico competente, RSPP e figure operative.
INDICAZIONI OPERATIVE
- Identificare, con discrezione e senza formalizzazioni, i lavoratori che osservano il digiuno, per predisporre misure organizzative adeguate.
- Rimodulare i turni nelle ore più fresche e programmare attività impegnative in fasce meno critiche.
- Garantire pause frequenti in zone ombreggiate o fresche e monitorare condizioni meteo severe.
- Condividere con il medico competente eventuali situazioni che richiedono valutazioni personalizzate.
- Predisporre una procedura specifica per la gestione dei malori legati a caldo, ipoglicemia e disidratazione.
- Utilizzare strumenti digitali per gestire turni, monitorare rischi microclimatici e raccogliere segnalazioni.
- Informare i lavoratori sui segnali precoci di malessere e sulle corrette modalità di auto-protezione.
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