Near miss, close call e near hit: la differenza che salva persone e aziende.
A cura della redazione
Near miss, close call e near hit indicano tre diversi tipi di quasi‑incidenti che permettono alle aziende di intercettare i rischi prima che diventino infortuni. Comprenderli e registrarli in modo strutturato — soprattutto con strumenti digitali — aiuta a migliorare processi, consapevolezza e prevenzione. Una gestione rigorosa porta benefici concreti e duraturi.
Cosa tratta :
Nel mondo della salute e sicurezza sul lavoro esistono concetti che, pur sembrando simili, raccontano storie diverse. Near miss, close call e near hit sono tre termini spesso confusi, ma che indicano sfumature fondamentali della prevenzione. Comprenderli in modo chiaro aiuta a leggere i segnali deboli, rafforzare i sistemi di gestione e anticipare gli infortuni.
Queste espressioni arrivano dal mondo anglosassone, ma hanno trovato solida applicazione anche nel contesto italiano, dove si integrano perfettamente con gli obblighi di valutazione dei rischi, sorveglianza e miglioramento continuo previsti dalla normativa nazionale ed europea.
Negli ultimi vent’anni, molte realtà industriali — dalla logistica alla manifattura, passando per sanità e utility — hanno adottato un monitoraggio sistematico degli eventi mancati. L’esperienza più ricorrente è che l’introduzione di procedure strutturate e strumenti digitali di segnalazione ha ridotto drasticamente incidenti e comportamenti rischiosi. Gli operatori che inizialmente erano diffidenti si sono spesso trasformati nei primi sostenitori, grazie alla percezione concreta di un ambiente più ordinato, controllato e protetto.
Non è solo terminologia: è un modo diverso di leggere il rischio
- Un near miss è un evento che avrebbe potuto causare un danno, ma non lo ha fatto. È la caduta di una scatola accanto a un lavoratore, la folata di vento che sposta un carico sospeso, la macchina che si arresta per un guasto prima di creare un infortunio.
- Il close call è simile, ma enfatizza il fattore “mancato per un soffio”, la percezione soggettiva che qualcosa poteva andare davvero storto. È il carrello elevatore che frena a pochi centimetri da un collega, o il lavoratore che scivola ma riesce a ritrovare l’equilibrio.
- Il near hit, meno utilizzato ma sempre più diffuso nei sistemi avanzati, descrive la situazione in cui il pericolo colpisce la zona di rischio, senza però generare un danno diretto. È il pezzo metallico che rimbalza e passa vicino a un operatore, un utensile che cade dall’alto sfiorando una postazione, una violazione di lockout che non si traduce in contatto.
Queste distinzioni possono sembrare minime, ma permettono alle aziende di catalogare, analizzare e comprendere meglio i pattern ripetitivi, individuando prima gli elementi critici: manutenzioni non programmate, procedure non rispettate, posture scorrette, carenze nei flussi informativi.
Il valore storico e culturale degli eventi mancati.
I near miss nascono in ambito industriale anglosassone già negli anni ’60, ma trovano piena strutturazione negli anni ’90 con l’evoluzione dei sistemi di gestione della sicurezza. Settori ad alto rischio come petrolchimico, aeronautica e nucleare hanno dimostrato che ogni incidente grave è quasi sempre preceduto da una lunga serie di segnali, spesso ignorati.Da qui l'intuizione: raccogliere e classificare questi segnali per impedire che la sequenza raggiunga il suo punto critico.Le aziende che hanno applicato rigidamente il principio hanno osservato benefici concreti:
- drastica diminuzione degli infortuni;
- maggiore consapevolezza dei lavoratori;
- miglioramento dell’organizzazione e della comunicazione interna;
- ottimizzazione di manutenzioni e verifiche periodiche;
- riduzione dei costi indiretti legati a fermi impianto e inefficienze.
Molto di questo progresso è stato possibile grazie a strumenti digitali: piattaforme di segnalazione, app mobile, sistemi integrati con il gestionale HSE aziendale. Senza tecnologie di raccolta dati immediate e intuitive, molte segnalazioni non sarebbero mai state registrate.
Esempi concreti: quando il quasi-incidente racconta più dell’incidente
Immaginiamo tre scenari semplici, legati allo stesso contesto:
- Near miss: un operaio inciampa in un cavo lasciato sul pavimento, ma non cade.
- Close call: lo stesso operaio, inciampando, urta una scaffalatura che ondeggia pericolosamente.
- Near hit: un oggetto mal posizionato cade dalla scaffalatura e sfiora il lavoratore.
Tre eventi diversi, un’unica origine: una cattiva gestione degli spazi. In presenza di un sistema digitale di segnalazioni, la situazione verrebbe registrata, analizzata e confrontata con casi simili, attivando automaticamente le azioni correttive. La ricorrenza del problema spingerebbe a rivedere layout, procedure di deposito, responsabilità e controlli interni.
La differenza sta nel registrare (e nel capire)
La vera barriera non è definire l’evento, ma riconoscere il suo valore. Le aziende più mature non puniscono la segnalazione, la premiano. Trasformano ogni evento mancato in un dato utile, ogni segnale debole in un’opportunità di miglioramento.In questo percorso, la digitalizzazione gioca un ruolo decisivo: riduce la complessità, accelera i processi, permette analisi automatiche e trend in tempo reale. Non è un dettaglio tecnologico: è un modo diverso di immaginare la prevenzione.
COSA DICE LA LEGGE
In Italia, la gestione degli eventi mancati si integra con diversi obblighi previsti dal D.Lgs. 81/2008:
- la necessità di analizzare incidenti e mancati infortuni ai fini della valutazione dei rischi;
- l’obbligo di adottare misure di prevenzione aggiornate e coerenti con l’evoluzione dei processi;
- la formazione e informazione dei lavoratori sui pericoli, sui comportamenti sicuri e sulla comunicazione dei quasi‑incidenti;
- l’adozione di un sistema organizzativo in grado di monitorare, registrare e trattare i segnali provenienti dal campo.
- A livello europeo, i requisiti si allineano ai principi generali della prevenzione previsti dalla normativa comunitaria e dai sistemi di gestione come ISO 45001, che sottolineano l’importanza del miglioramento continuo e della partecipazione attiva dei lavoratori.
INDICAZIONI OPERATIVE
- Favorire segnalazioni rapide tramite strumenti digitali semplici e accessibili da smartphone.
- Analizzare gli eventi mancati con criteri omogenei, valorizzando la differenza tra near miss, close call e near hit.
- Collegare i quasi‑incidenti al DVR e ai piani di miglioramento, aggiornando periodicamente procedure e misure.
- Restituire feedback ai lavoratori per rafforzare la fiducia nel sistema e incrementare il numero di segnalazioni volontarie.
- Utilizzare dashboard automatiche per individuare pattern ricorrenti e anticipare l’andamento dei rischi.
- Integrare questi dati con manutenzione, audit interni e controlli operativi.
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