Vivere nel cambiamento climatico: l’Europa sa come adattarsi?
A cura della redazione
La popolazione europea ha sempre più spesso a che fare con fenomeni climatici estremi, ma risultano ancora scarsamente preparati. È ciò che emerge da un rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente (AEA) che raccoglie i risultati di una recente indagine sulla percezione del cambiamento climatico da parte degli europei.
Cosa tratta:
Il rapporto appena pubblicato dall’AEA analizza come oltre 27.000 cittadini europei percepiscano gli impatti del cambiamento climatico sulle loro vite, quali rischi ritengano più preoccupanti per il futuro e quali misure di adattamento siano già state implementate nelle abitazioni o introdotte dalle autorità locali.
Emergono tre elementi chiave:
- effetti ed impatti del cambiamento climatico più diffusi;
- preoccupazioni crescenti nella popolazione;
- preparazione insufficiente sia a livello domestico sia territoriale.
L’impatto del clima sulla vita quotidiana
Oltre l’80% dei rispondenti ha sperimentato almeno un evento climatico avverso negli ultimi cinque anni: ondate di calore, alluvioni, scarsità d’acqua, incendi boschivi e anche l’aumento di insetti vettori.
Il caldo rappresenta il fenomeno più comune: le temperature eccessive determinano sconfort e rischi per la salute sui luoghi di lavoro, nelle abitazioni e in luoghi pubblici.
Inoltre, si registra il fenomeno dell’eco-ansia, lo stress legato alle preoccupazioni per l’aggravarsi dei fenomeni climatici: temperature estreme, incendi e difficoltà di accesso all’acqua e ai generi alimentari sono tra i rischi più temuti.
Le misure adottate
A livello di abitazioni, le misure di adattamento, in particolare al riscaldamento globale, sono poco diffuse: il 22% delle abitazioni non dispone di alcun intervento protettivo. Su questo pesano notevolmente le disuguaglianze sociali: nei centri urbani più densamente popolati, dove gli effetti del riscaldamento sono più evidenti, la popolazione ha in genere meno possibilità di accesso a misure di protezione per motivi economici.
Da parte delle autorità locali, la popolazione percepisce poco impegno nell’avviare interventi strutturali: sono abbastanza note e diffuse, invece, le campagne informative.
E nel mondo del lavoro?
Le stesse difficoltà nell’adeguamento al cambiamento climatico interessano anche le organizzazioni, in particolare le PMI. L’implementazione di soluzioni, in particolare per contrastare le temperature elevate, può risultare particolarmente costosa quando gli edifici sono datati ed estesi.
Tuttavia, i rischi legati al cambiamento climatico non possono essere sottovalutati, ed è possibile intanto adottare misure organizzative per minimizzare l’esposizione.
Per le organizzazioni certificate ISO 45001, la valutazione dei rischi legati al cambiamento climatico è divenuto un requisito con l’ultimo aggiornamento del 2024.
Conclusioni
Il rapporto evidenzia come la popolazione europea, già fortemente colpita dal cambiamento climatico, non sia ancora adeguatamente preparata. Serve accelerare l’adozione di misure preventive e infrastrutturali, garantire equità di accesso alle soluzioni di adattamento e integrare la gestione dei rischi climatici nei sistemi di sicurezza, pianificazione territoriale e welfare.
Le organizzazioni, in particolare, devono aggiornare i propri modelli di gestione del rischio includendo i rischi climatici, non solo per tutelare la continuità operativa, ma anche la salute fisica e mentale dei lavoratori, soprattutto in relazione al calore, allo stress lavoro-correlato e alla gestione delle emergenze.
In allegato il testo integrale dell’indagine AEA in lingua inglese.
COSA DICE LA LEGGE
Normativa europea
- Strategia UE di adattamento ai cambiamenti climatici (COM/2021/82): introduce l’obbligo politico di rafforzare la resilienza dei territori.
- European Climate Risk Assessment (EUCRA): identifica rischi climatici crescenti e la necessità di azioni urgenti.
Normativa italiana
- Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare – Conferenza Stato-Regioni, giugno 2025.
- D.Lgs. 81/08, art. 28, il DVR deve includere tutti i rischi, inclusi quelli derivanti da fattori ambientali e climatici (stress termico, eventi estremi, emergenze).
Standard internazionali
- ISO 45001:2023 + A1 2024 – Sistema di gestione salute e sicurezza.
- ISO 14001 e ISO 14090 (adattamento climatico): guida all’integrazione del rischio climatico nella gestione ambientale.
- ISO/PAS 45007:2006 - linee guida per la gestione dei rischi derivanti dai cambiamenti climatici.
INDICAZIONI OPERATIVE
- Inserire nella valutazione dei rischi (DVR) i rischi climatici: caldo estremo, alluvioni, vento forte, interruzioni energetiche, rischi biologici legati agli insetti vettori.
- Analizzare gli effetti del clima sullo stress lavoro-correlato, considerandone l’aggravamento in condizioni di caldo o eventi emergenziali e il fenomeno dell’eco-ansia.
- Aggiornare il piano di emergenza considerando gli scenari climatici estremi.
- Identificare e implementare soluzioni strutturali: sistemi di ombreggiatura, ventilazione, raffrescamento sostenibile e isolamento termico;
- Prevedere misure organizzative di contrasto alle ondate di calore: pause aggiuntive, turnazioni e rimodulazione degli orari:
- Formare i lavoratori sul riconoscimento dei sintomi del colpo di calore, sulle misure preventive e sulle corrette procedure di intervento.
- Adattare mansioni e infrastrutture per lavoratori più esposti: anziani, persone con patologie, lavoratori all’aperto, operatori in ambienti chiusi caldi.
Leggi anche: “Sicurezza sul lavoro e cambiamento climatico: pubblicata la nuova ISO/PAS 45007:2006”
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